ecco, forse è proprio ciò che dovrei fare, aprire gli occhi,
Nel senso di darmi una svegliata... sono 8 anni oramai che coltivo il sogno del biliardo, con velleità agonistiche del tutto ingiustificate.
Non mi sono mai qualificato per la finale di un torneo, anzi per dirla tutta ho mai vinto una batteria eliminatoria (se escludiamo una gara sociale natalizia, anni fa).
Non sono mai migliorato. Ho provato la via dei corsi, prima con un istruttore e poi con un corso che è durato 6 mesi, ahimè con scarsi risultati (ma non solo per colpa mia).
Avrei bisogno di fare delle lezioni, per correggere problemi di tecnica e di impostazione: ma non me le posso permettere.
Avrei bisogno di giocare di più, di passare più ore sul biliardo: ma non me lo posso permettere.
Quest'anno non ho ancora fatto una gara, perchè non mi posso permettere di buttare via 25/30 euro per una sola partita.
Gioco una volta alla settimana, due quando va bene - e già così mi vanno via 15-20 euro a settimana. A volte gioco discretamente, molto più spesso no. Ieri sera ho giocato 6 partite, per il torneo sociale del mio CSB. Le ho perse tutte e 6, e anche malamente.
In questi anni ho speso tantissimo, ogni anno per tessera, iscrizioni, pomeriggi passati sul biliardo e attrezzi\ammennicoli vari. MIGLIAIA di euro (qualcosa tipo 1500 euro solo di stecche). Forse è arrivato il momento di tirare le somme e di darsi una svegliata. Basta tessere, basta gare, basta. E' ora di considerare il biliardo come quello che è: un passatempo e nient'altro.
22 novembre 2018
12 novembre 2018
c'è qualcosa che mi sfugge
e non solo a me, temo.
all'alba dei 48 anni, vedo tanta gente attorno a me (amici, colleghi, ma anche semplici conoscenti) che dicono addio al mondo del lavoro per godersi la meritata pensione.
Mi mancheranno? certo. Li invidio? assolutamente si.
Abbiamo gradualmente abbandonato l'età in cui quando ci si ritrovava si parlava di sport, di motori o di figa, non necessariamente in quest'ordine.
Adesso ci troviamo in quella in cui si parla di pensione, quando ci vai, quando ci andrò, SE ci andremo, che fortuna lui\lei che ci sono andati. Vorremmo che il tempo passasse in fretta, che questi anni (10? 12? 13? boh) volassero per arrivare anche noi a quel traguardo.
E ci dimentichiamo che quando arriveremo al quel traguardo, saremo di 10, 12 o 13 anni più vecchi. Che il tempo avrà lasciato i propri segni su di noi e sui nostri affetti. E magari, quando succederà, ci troveremo ardentemente a desiderare di tornare indietro nel tempo, anche solo di quei 10, 12 o 13 anni.
all'alba dei 48 anni, vedo tanta gente attorno a me (amici, colleghi, ma anche semplici conoscenti) che dicono addio al mondo del lavoro per godersi la meritata pensione.
Mi mancheranno? certo. Li invidio? assolutamente si.
Abbiamo gradualmente abbandonato l'età in cui quando ci si ritrovava si parlava di sport, di motori o di figa, non necessariamente in quest'ordine.
Adesso ci troviamo in quella in cui si parla di pensione, quando ci vai, quando ci andrò, SE ci andremo, che fortuna lui\lei che ci sono andati. Vorremmo che il tempo passasse in fretta, che questi anni (10? 12? 13? boh) volassero per arrivare anche noi a quel traguardo.
E ci dimentichiamo che quando arriveremo al quel traguardo, saremo di 10, 12 o 13 anni più vecchi. Che il tempo avrà lasciato i propri segni su di noi e sui nostri affetti. E magari, quando succederà, ci troveremo ardentemente a desiderare di tornare indietro nel tempo, anche solo di quei 10, 12 o 13 anni.
01 ottobre 2018
The end
Eh si, mi sa che adesso è proprio finita. L'estate, intendo.
Ci sono state le prime avvisaglie: i pantaloni lunghi non davano più così fastidio, la notte si dorme con la portafinestra accostata e non più spalancata... cose così.
Fino a lunedì scorso si riusciva ancora a star bene, ma adesso fa proprio FREDDO.
12 gradi stamattina, quando sono uscito di casa. Piove. Pantaloni lunghi (vabbè, anche prima quando andavo in ufficio, ma poi alla sera mi cambiavo..), camicia a maniche lunghe, sciarpina e parka.
E tra 2 settimane riaccendono i riscaldamenti.
E a voi, voi che dite che il caldo è insopportabile, che finalmente adesso si sta meglio, che quando fa freddo almeno ci si può vestire, che evviva mettersi sotto le coperte.
Si, dico a voi. Amichevolmente, eh? ma andate a fare in culo.
Arrivederci a giugno 2019.
Ci sono state le prime avvisaglie: i pantaloni lunghi non davano più così fastidio, la notte si dorme con la portafinestra accostata e non più spalancata... cose così.
Fino a lunedì scorso si riusciva ancora a star bene, ma adesso fa proprio FREDDO.
12 gradi stamattina, quando sono uscito di casa. Piove. Pantaloni lunghi (vabbè, anche prima quando andavo in ufficio, ma poi alla sera mi cambiavo..), camicia a maniche lunghe, sciarpina e parka.
E tra 2 settimane riaccendono i riscaldamenti.
E a voi, voi che dite che il caldo è insopportabile, che finalmente adesso si sta meglio, che quando fa freddo almeno ci si può vestire, che evviva mettersi sotto le coperte.
Si, dico a voi. Amichevolmente, eh? ma andate a fare in culo.
Arrivederci a giugno 2019.
Violetta e Flash
Sono arrivati, finalmente.
Sabato, poco dopo le 17, una gentilissima Laura li ha accompagnati a casa nostra.
Piccoli e spauriti, ci guardavano con gli occhi spalancati.
Violetta, più spavalda, dal pelo più scuro e più rotondetta.
Flash, più timido e spaventato, più chiaro e tigrato, più snello.
Sono rimasti nascosti per parecchie ore nel trasportino, e se uscivano lo facevano solo per scappare dietro la poltrona, dietro la porta, sotto il mobile o dovunque potessero nascondersi e guardarci con quegli occhioni.
Ariel ed Artù, non vi abbiamo affatto dimenticati. Anzi, continuiamo a pensare a voi, quando diciamo "ma Ariel non faceva così" e "ma Artù era più tranquillo".... sarete sempre con noi.
Così come con noi, adesso, sono queste due piccole pesti. Benvenuti.
Sabato, poco dopo le 17, una gentilissima Laura li ha accompagnati a casa nostra.
Piccoli e spauriti, ci guardavano con gli occhi spalancati.
Violetta, più spavalda, dal pelo più scuro e più rotondetta.
Flash, più timido e spaventato, più chiaro e tigrato, più snello.
Sono rimasti nascosti per parecchie ore nel trasportino, e se uscivano lo facevano solo per scappare dietro la poltrona, dietro la porta, sotto il mobile o dovunque potessero nascondersi e guardarci con quegli occhioni.
Poi hanno cominciato ad avvicinarsi, a mangiare e ad usare la lettiera. Ad arrampicarsi sul divano, e ad infilarcisi sotto. A corricchiare da una parte all'altra e lottare tra di loro. Mangiano assieme, usano la lettiera assieme, dormono assieme e non riescono a stare separati l'uno dall'altra.
Stamattina mi sono alzato, ho pulito la lettiera, ho riempito le scodelle e cambiato l'acqua. Gesti semplici che avevo ormai dimenticato.Ariel ed Artù, non vi abbiamo affatto dimenticati. Anzi, continuiamo a pensare a voi, quando diciamo "ma Ariel non faceva così" e "ma Artù era più tranquillo".... sarete sempre con noi.
Così come con noi, adesso, sono queste due piccole pesti. Benvenuti.
19 settembre 2018
Una amicizia che finisce
Un’amicizia finita non è mai stata sincera. (San Girolamo)
Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici. (Martin Luther King Jr.)
Ogni tanto è bene scuotere l’albero dell’amicizia, per far cadere i frutti marci. (Proverbio africano)
Se un amico va via, forse non c’è mai stato. (Anonimo)
06 settembre 2018
Ci siamo quasi
Sono passati oramai 5 mesi da quando Ariel se ne è andata, e tra pochi giorni saranno 5 mesi che Artù l'ha raggiunta. Le settimane sono trascorse, il dolore è stato metabolizzato (non del tutto, non lo sarà mai completamente).
A dire il vero sto cominciando ad abituarmi alla loro assenza. A dormire senza impedimenti, a non preoccuparmi se sto un paio di gg fuori casa, a non dover più aprire la porta di casa con cautela per paura che Ariel scappi via come una matta.
Non so come sarà tornare indietro, ma direi che è giunto il momento di scoprirlo.
A fine mese, forse prima, arriveranno Sushi e Wasabi (aggiornamento: dopo lunghe ed estenuanti discussioni ho dovuto cedere... al 99% saranno VIOLETTA e FLASH). Avrei voluto che uno dei due fosse il piccolino nero qui sopra, ma purtroppo ci hanno detto che è già prenotato, per cui saranno entrambi tigratelli, quelli della prima foto. Dovrebbero essere preferibilmente un maschietto ed una femminuccia (al momento non si vede ancora il sesso), ma non ho particolari preclusioni in tal senso.
Sono nati il 14 di agosto, dovremo ancora aspettare un pò... e presto ci ritufferemo in una vita fatta di crocchette, lettiere, giochi, agguati, matasse di pelo in giro per casa, visite dal veterinario, fusa e grattini.
Non vedo l'ora.
Ecco, Artù ed Ariel, sta per arrivare il momento a cui tenevate tanto. Adesso siamo pronti.
A dire il vero sto cominciando ad abituarmi alla loro assenza. A dormire senza impedimenti, a non preoccuparmi se sto un paio di gg fuori casa, a non dover più aprire la porta di casa con cautela per paura che Ariel scappi via come una matta.
Non so come sarà tornare indietro, ma direi che è giunto il momento di scoprirlo.
A fine mese, forse prima, arriveranno Sushi e Wasabi (aggiornamento: dopo lunghe ed estenuanti discussioni ho dovuto cedere... al 99% saranno VIOLETTA e FLASH). Avrei voluto che uno dei due fosse il piccolino nero qui sopra, ma purtroppo ci hanno detto che è già prenotato, per cui saranno entrambi tigratelli, quelli della prima foto. Dovrebbero essere preferibilmente un maschietto ed una femminuccia (al momento non si vede ancora il sesso), ma non ho particolari preclusioni in tal senso.
Sono nati il 14 di agosto, dovremo ancora aspettare un pò... e presto ci ritufferemo in una vita fatta di crocchette, lettiere, giochi, agguati, matasse di pelo in giro per casa, visite dal veterinario, fusa e grattini.
Non vedo l'ora.
Ecco, Artù ed Ariel, sta per arrivare il momento a cui tenevate tanto. Adesso siamo pronti.
27 luglio 2018
Mi sento bene
E' incredibile quanto un piccolo gesto possa farti stare bene. Piccolo, certo, per me 5 euro vuol dire semplicemente che stasera non vado a giocare a biliardo. Per lui magari significa molto di più.
05 luglio 2018
Maturità
(azz, sono passati 30 anni.... TRENTA. Ma porca di quella....)
Succede così con il giorno del matrimonio, la nascita dei figli, le perdite. Ma uno dei primi in assoluto è l'esame di maturità.
Giugno 1988, e ancora non ero maggiorenne. Ricordo la prima prova, il tema di italiano. Mentre tutti (un pò come oggi) si affannavano ad indovinare se l'argomento vertesse su Dante piuttosto che Manzoni piuttosto che Pascoli, io me ne sbattevo altamente perchè sapevo già che avrei scelto la traccia di attualità, l'unica che potesse scegliere uno sfaticato come me... In dettaglio: "È sempre più di attualità il problema della difesa dell'ambiente. Il candidato illustri i fatti e i punti di vista.", fuffa a volontà fin dagli esordi.
E poi la prova di matematica, con un blackout mentale che mi ha spinto quasi a supplicare la mia compagna Manuela, seduta davanti a me, di suggerirmi qualcosa... non ti ho mai ringraziato, Manuela, lo farei adesso se non avessi perso le tue tracce... grazie.
Infine, gli orali... il 5 luglio, ore 10:30
Ero contento, al momento del sorteggio della lettera. Uscì la Z, se non ricordo male, il che consente a me che sono S, di tirare un bel sospiro di sollievo e pensare "evviva, ho più tempo per studiare!!!"
.....
studiare, si.
allora si portavano solo 2 materie all'orale, mica come oggi... io portavo Economia e Informatica.
Di informatica non ho studiato nulla, forte del fatto che era la mia materia preferita e che non ne avevo bisogno.
Di economia, invece, non ho studiato nulla, forte del fatto che non ne avevo voglia.
Preso dai rimorsi, il giorno prima dell'orale, mi chiudo in casa cercando disperatamente di studiare qualcosa di economia e rendendomi conto che... non ci riuscivo, non ne sono mai stato capace, non è proprio il mio forte.
Sono riuscito a studiare UN solo argomento.
5 luglio, ore 10:30, mi presento in aula, vestito bene (pantaloni bianchi, polo blu) e mi siedo davanti alla commissione. Si parte con Economia. L'esaminatrice, una signora sui 50 che arrivava dal sud e trasudava SUD all'ennesima potenza in tutto, a cominciare dall'accento e dal modo di parlare.
Mentre io sono nel panico e penso ai commenti di tutti i compagni passati prima di me, che dicevano "non è una che ti chiede un argomento a piacere" ed io sapevo una cosa sola...
Lei mi guarda e con una voce soddisfatta mi fa "allora, raghézzo chéro, di checcos mi vuole parlare? mi dica pure un argomento a piacere".
Non credevo alle mie orecchie. Ho snocciolato il mio argomento, che sapevo anche bene (e meno male) al che mi guarda soddisfatta e fa "bene. io non ho altre domande"
Paradossalmente informatica è andata peggio, ma l'ho sfangata comunque.
Ecco, quando mi sono alzato da quella sedia, ho salutato tutti e sono uscito dall'aula, ho sentito un calore, un sollievo che non credo di aver più provato, almeno in questa forma primitiva.
Banalità - 1
Forse il primo passo non ci porta esattamente dove vogliamo andare.
Ma di sicuro ci sposta da dove siamo.
Ma di sicuro ci sposta da dove siamo.
19 giugno 2018
11 maggio 2018
The Sound - Total recall
Trying to hang on to the way that you'd like things to stay
You trace back the seconds, recall the details
From someone will, to someone does
To someone did, you know I did
Oh, there must be a hole in your memory
But I can see, I can see
A distant victory
A time when you will be with me
You cut me off just as I was starting to speak
The language you keep hidden away
Just like the question on everyone's lips
But it's not on mine
Where all you'll find is a twisted smile from another time
Another time, another time
Oh, there must be a hole in your memory
But I can see, I can see
A distant victory
A time when you will be with me
Another time, another time
Oh, there must be a hole in your memory
But I can see, I can see
A distant victory
A time when you will be with me
There'd be another time, another time
Oh, there must be a hole in your memory
But I can see, I can see
A distant victory
A time when you will be with me
09 maggio 2018
Mi chiamo Ariel
Mi chiamo Ariel. E' il nome della sirenetta del film di Disney e l'ha scelto per me la stessa ragazzina che a volte mi chiamava Arieloska. Ero un gatto comune europeo, col manto 'tartarugato'.
Io non venivo da un gattile, ma stavo in un cortile insieme alla mia mamma e tutti i miei fratellini. Un giorno però si è avvicinata a me una signora... mentre tutti i miei fratellini si sono nascosti dietro la mamma, io le sono subito andata incontro per annusarla. Mi piaceva, quella signora, e quando mi ha preso in braccio per portarmi via sono stata buona e tranquilla.
Sono arrivata in quella che sarebbe stata la 'mia' casa per 8 anni. Ho conosciuto e fatto amicizia con la signora, la ragazzina, una ragazzina più grande ed un signore che subito mi è piaciuto più di tutti. Aveva le gambe comodissime per dormirci sopra, e soprattutto mi faceva tante coccole.
Tutto è andato a meraviglia fino al giorno in cui non è arrivato un piccolo estraneo, malaticcio ed invadente. Sentivo gli umani dirmi che dovevo fargli da mamma, ma io non so cosa vuol dire e comunque non ne avevo tanta voglia. Ho capito che dovevo condividere la mia casa e la mia famiglia e la cosa non mi piaceva per nulla. Ma poi ho visto anche che le coccole c'erano sempre, e anche la pappa. Insomma, anche se l'intruso è rimasto, la mia vita è continuata più o meno sui soliti binari.
Fino al quel brutto giorno. Il 4 aprile 2018, per l'esattezza.
Ero a casa con il signore e con la ragazzina, ho mangiato come sempre e poi mi sono sdraiata sul letto che condividevo con la ragazzina, per dormicchiare un pò... e poi non so che sia successo, so solo che mi sono ritrovata ad attraversare il ponte dell'arcobaleno. Io non volevo, non era ancora il momento, ero ancora giovane. Ma queste cose non le decidiamo noi, vero?
Mi è dispiaciuto vedere le lacrime della mia famiglia. So che mi volevano bene. Mi è anche dispiaciuto per quello stordito dell'intruso, che adesso è qui con me... adesso stiamo sempre insieme, ho scoperto che non è poi così male come compagnia.
Come lui, volevo ringraziarvi.
Di avermi accolta, di avermi amata, nutrita, curata e coccolata.
Di avermi preso in braccio quando ero piccolina e ne avevo bisogno e di avermi lasciato tranquilla quando non volevo più.
Delle coccole di tutte le mattine, delle carezze e dei giochi.
Infine, ha ragione Artù... si, adesso lo chiamo per nome, oramai non è più "l'intruso".
So che avete sofferto tanto, ma vi prego, date anche ad altri gatti la possibilità di ricevere tutto il vostro amore. Si soffre quando ce ne andiamo, ma finché ci siamo vi daremo tutto il nostro amore. Senza esagerare, senza troppa confidenza, a modo nostro, ma insomma, lo sapete già come siamo fatti.
Sappiamo che nessuno prenderà mai il posto nostro... ma che chi verrà dopo di noi vi farà compagnia così come ve la abbiamo fatta Artù ed io.
E quando il momento arriverà, le fusa che i nuovi ospiti vi regaleranno saranno anche un pò le nostre.
Grazie di tutto... vi voglio bene, la vostra principessa Ariel
Io non venivo da un gattile, ma stavo in un cortile insieme alla mia mamma e tutti i miei fratellini. Un giorno però si è avvicinata a me una signora... mentre tutti i miei fratellini si sono nascosti dietro la mamma, io le sono subito andata incontro per annusarla. Mi piaceva, quella signora, e quando mi ha preso in braccio per portarmi via sono stata buona e tranquilla.
Sono arrivata in quella che sarebbe stata la 'mia' casa per 8 anni. Ho conosciuto e fatto amicizia con la signora, la ragazzina, una ragazzina più grande ed un signore che subito mi è piaciuto più di tutti. Aveva le gambe comodissime per dormirci sopra, e soprattutto mi faceva tante coccole.
Tutto è andato a meraviglia fino al giorno in cui non è arrivato un piccolo estraneo, malaticcio ed invadente. Sentivo gli umani dirmi che dovevo fargli da mamma, ma io non so cosa vuol dire e comunque non ne avevo tanta voglia. Ho capito che dovevo condividere la mia casa e la mia famiglia e la cosa non mi piaceva per nulla. Ma poi ho visto anche che le coccole c'erano sempre, e anche la pappa. Insomma, anche se l'intruso è rimasto, la mia vita è continuata più o meno sui soliti binari.
Fino al quel brutto giorno. Il 4 aprile 2018, per l'esattezza.
Ero a casa con il signore e con la ragazzina, ho mangiato come sempre e poi mi sono sdraiata sul letto che condividevo con la ragazzina, per dormicchiare un pò... e poi non so che sia successo, so solo che mi sono ritrovata ad attraversare il ponte dell'arcobaleno. Io non volevo, non era ancora il momento, ero ancora giovane. Ma queste cose non le decidiamo noi, vero?
Mi è dispiaciuto vedere le lacrime della mia famiglia. So che mi volevano bene. Mi è anche dispiaciuto per quello stordito dell'intruso, che adesso è qui con me... adesso stiamo sempre insieme, ho scoperto che non è poi così male come compagnia.
Come lui, volevo ringraziarvi.
Di avermi accolta, di avermi amata, nutrita, curata e coccolata.
Di avermi preso in braccio quando ero piccolina e ne avevo bisogno e di avermi lasciato tranquilla quando non volevo più.
Delle coccole di tutte le mattine, delle carezze e dei giochi.
Infine, ha ragione Artù... si, adesso lo chiamo per nome, oramai non è più "l'intruso".
So che avete sofferto tanto, ma vi prego, date anche ad altri gatti la possibilità di ricevere tutto il vostro amore. Si soffre quando ce ne andiamo, ma finché ci siamo vi daremo tutto il nostro amore. Senza esagerare, senza troppa confidenza, a modo nostro, ma insomma, lo sapete già come siamo fatti.
Sappiamo che nessuno prenderà mai il posto nostro... ma che chi verrà dopo di noi vi farà compagnia così come ve la abbiamo fatta Artù ed io.
E quando il momento arriverà, le fusa che i nuovi ospiti vi regaleranno saranno anche un pò le nostre.
Grazie di tutto... vi voglio bene, la vostra principessa Ariel
Mi chiamo Artù
Mi chiamo Artù, Arturino per gli amici. Sono un gatto comune europeo, veramente non so cosa significhi, io mi considero semplicemente un gatto e ci sto bene in questi panni.
Vengo da un gattile, stavo male, ero malato, debole, smagrito. La mia famiglia mi ha adottato il 15 gennaio 2017 e da allora ho avuto una vita felice. Quando sono arrivato a casa ho trovato una sorella, Ariel, inizialmente poco convinta a condividere l’affetto dei suoi umani ma poi le cose sono molto migliorate e insomma, riuscivamo a convivere senza darci troppo fastidio.
Dicevo che ho avuto una vita felice, mi piace tanto ricordare le dormite sulle gambe di papà, i giochi con Natalia che mi prendeva sempre in braccio e poi la pappa buona, sempre di qualità e le coccole, tante tantissime coccole che adoravo.
Perché parlo al passato? Beh è successo che un brutto giorno di primavera, il 21 aprile 2018, ho attraversato il ponte dell’arcobaleno, come dite voi umani.
Dove sono ora ho trovato tanti amici che hanno attraversato il ponte prima di me, da quassù si vede tutto quello che accade sulla terra e così mi hanno raccontato della cosa che mi è successa perché io non sapevo cosa avessi che mi faceva sentire sempre tanto stanco, raffreddato, che mi faceva starnutire tanto e sputare tanto muco, che mi toglieva la voglia di giocare e di mangiare.
Mi hanno spiegato che avevo una cosa che si chiama FIP, Peritonite Infettiva Felina e che per questo motivo voi vi siete prodigati tanto per cercare di farmi stare bene il più a lungo possibile.
Ecco che adesso mi spiego tutte quelle pastiglie che mi davate, e le visite dal veterinario che era anche bravo eh, ma quale gatto ama andare dal veterinario! e quelle siringone che mi facevate e che a me proprio non piacevano per niente.
E io che non capivo perché, durante le ultime settimane che sono rimasto con voi, in casa c’era sempre quell'aria un po’... come dire... da funerale ecco! Voi mi coccolavate, cercavate di darmi tanta pappa buona (che io non mangiavo più) ma sempre con quel velo di tristezza negli occhi che mai prima avevo visto in voi. Forse perché mia sorella Ariel è improvvisamente scomparsa, non so per quale motivo...
Tornando a quello che voglio dirvi... prima di tutto grazie per avermi amato tanto ma ci sono due cose a cui tengo tantissimo: la prima cosa è che vorrei che non siate più tristi quando guardate le innumerevoli foto che mi avete fatto in questo anno e mezzo, sono il ricordo felice della nostra vita assieme per cui guardatele con un bel sorriso e la seconda cosa... da quando sono quassù riesco a leggervi nel pensiero... so che avete pensato "mai più, mai più perché si soffre troppo"
E’ proprio questa la seconda cosa che vi chiedo, vorrei tanto che tutto il bene che siete stati capaci di darmi possa un giorno fare la felicità di un altro gatto bisognoso; lo so che adesso è troppo presto, che non ci volete pensare, che avete bisogno di tempo per metabolizzare la mia partenza, non vi metto premura, non vi chiedo una data... ma pensa quanto sarà bello il momento in cui vi sentirò sussurrare: ecco Artù vedi, è arrivato il momento a cui tenevi tanto, siamo pronti.
E quando succederà sappiate che io sarò vicino a voi, con il muso appoggiato alla vostra faccia ad abbracciarvi e strofinare il mio nasino contro il vostro, come vi piaceva tanto quando ero vivo.
Vi voglio bene, il vostro Artù
Vengo da un gattile, stavo male, ero malato, debole, smagrito. La mia famiglia mi ha adottato il 15 gennaio 2017 e da allora ho avuto una vita felice. Quando sono arrivato a casa ho trovato una sorella, Ariel, inizialmente poco convinta a condividere l’affetto dei suoi umani ma poi le cose sono molto migliorate e insomma, riuscivamo a convivere senza darci troppo fastidio.
Dicevo che ho avuto una vita felice, mi piace tanto ricordare le dormite sulle gambe di papà, i giochi con Natalia che mi prendeva sempre in braccio e poi la pappa buona, sempre di qualità e le coccole, tante tantissime coccole che adoravo.
Perché parlo al passato? Beh è successo che un brutto giorno di primavera, il 21 aprile 2018, ho attraversato il ponte dell’arcobaleno, come dite voi umani.
Dove sono ora ho trovato tanti amici che hanno attraversato il ponte prima di me, da quassù si vede tutto quello che accade sulla terra e così mi hanno raccontato della cosa che mi è successa perché io non sapevo cosa avessi che mi faceva sentire sempre tanto stanco, raffreddato, che mi faceva starnutire tanto e sputare tanto muco, che mi toglieva la voglia di giocare e di mangiare.
Mi hanno spiegato che avevo una cosa che si chiama FIP, Peritonite Infettiva Felina e che per questo motivo voi vi siete prodigati tanto per cercare di farmi stare bene il più a lungo possibile.
Ecco che adesso mi spiego tutte quelle pastiglie che mi davate, e le visite dal veterinario che era anche bravo eh, ma quale gatto ama andare dal veterinario! e quelle siringone che mi facevate e che a me proprio non piacevano per niente.
E io che non capivo perché, durante le ultime settimane che sono rimasto con voi, in casa c’era sempre quell'aria un po’... come dire... da funerale ecco! Voi mi coccolavate, cercavate di darmi tanta pappa buona (che io non mangiavo più) ma sempre con quel velo di tristezza negli occhi che mai prima avevo visto in voi. Forse perché mia sorella Ariel è improvvisamente scomparsa, non so per quale motivo...
Tornando a quello che voglio dirvi... prima di tutto grazie per avermi amato tanto ma ci sono due cose a cui tengo tantissimo: la prima cosa è che vorrei che non siate più tristi quando guardate le innumerevoli foto che mi avete fatto in questo anno e mezzo, sono il ricordo felice della nostra vita assieme per cui guardatele con un bel sorriso e la seconda cosa... da quando sono quassù riesco a leggervi nel pensiero... so che avete pensato "mai più, mai più perché si soffre troppo"
E’ proprio questa la seconda cosa che vi chiedo, vorrei tanto che tutto il bene che siete stati capaci di darmi possa un giorno fare la felicità di un altro gatto bisognoso; lo so che adesso è troppo presto, che non ci volete pensare, che avete bisogno di tempo per metabolizzare la mia partenza, non vi metto premura, non vi chiedo una data... ma pensa quanto sarà bello il momento in cui vi sentirò sussurrare: ecco Artù vedi, è arrivato il momento a cui tenevi tanto, siamo pronti.
E quando succederà sappiate che io sarò vicino a voi, con il muso appoggiato alla vostra faccia ad abbracciarvi e strofinare il mio nasino contro il vostro, come vi piaceva tanto quando ero vivo.
Vi voglio bene, il vostro Artù
04 maggio 2018
Un mese
è soprattutto di notte quando mi manchi, quando sono a letto e non avverto la tua presenza accanto a me.
Oggi è un mese che te ne sei andata ed ancora non riesco a capacitarmene.
Credo che presto avremo degli altri gatti.... molto presto, la casa è troppo vuota.
Ma non sarai tu, piccola Ariel.
Oggi è un mese che te ne sei andata ed ancora non riesco a capacitarmene.
Credo che presto avremo degli altri gatti.... molto presto, la casa è troppo vuota.
Ma non sarai tu, piccola Ariel.
23 aprile 2018
Artù
E così, alla fine, è arrivato anche il tuo momento.
Anche se ce lo aspettavamo, anche era preventivato, anche se è stata la cosa migliore, non pensavo davvero fosse possibile un dolore simile.
Ci sarà tempo per ricordarti, per ricordare tutta la tua storia. Non sarai dimenticato, piccolo Scatarrino. Ci saranno altri gatti, ma non sarai tu, così come tu non eri Ariel.
L'estate scorsa ho provato a portarti giù nel cortile di casa... Ariel era terrorizzata, l'unica volta che ci ho provato. Tu, invece, bè.... tu eri felice. Correvi come un matto da una parte all'altra, annusavi tutto, giocavi con tutto, mi costringevi a rincorrerti per acchiapparti e riportarti a casa.
Eri felice. Voglio ricordarti così.
Voglio ricordarti con questo faccino mentre ci guardi.
Voglio ricordarti con il tuo miagolio, quando ci seguivi al mattino per essere preso in braccio.
Voglio ricordarti quando mi abbracciavi e mettevi il tuo musino sulla mia spalla.
Voglio ricordarti quando strofinavi il tuo nasino contro il mio.
Addio, Artù, o Arturino, o Scatarrino.
Siamo stati assieme troppo poco tempo, ma il ricordo che ci hai lasciato è indelebile.
Fammi un favore: fai la pace con Ariel, adesso.
Non romperle troppo le scatole, giocate un pò assieme.
Ricordati che lei ha sempre voluto farti da mamma.
Lasciaglielo fare.
05 aprile 2018
Ariel
Ieri sera la mia piccola Ariel se ne è andata.
Così, all'improvviso. Senza nulla che lasciasse presagire il minimo problema.
Ha mangiato, è riuscita a scappare sul pianerottolo non appena si è aperta la porta di ingresso, come sempre, poi è andata a sdraiarsi sul letto come ha sempre fatto.
L'avevo anche accarezzata, era tranquilla.
Dopo cena ha cominciato a fare dei versi strani. Mia figlia mi ha chiamato, allarmata, perché aveva la lingua di fuori. Sono corso da lei, il tempo di sentirla esalare un ultimo rantolo, poi è rimasta immobile. Non sapevo cosa fare, ho provato a muoverla, a scuoterla, non sapevo come fare per rianimarla. Alla fine l'ho portata di corsa dal veterinario, ma non ha potuto fare altro che constatare l'accaduto.
Ariel, mia piccola Ariel.
Sai che ero contrario, non volevo un gatto in casa e sei arrivata quasi contro la mia volontà. In più, il giorno che sei arrivata, siamo rimasti soli in casa, io e te, perché il resto della famiglia è uscito.
Eri così piccola. Io cenavo, a tavola, tu vicino alle mie gambe che miagolavi perché volevi essere presa in braccio ma non riuscivi a saltarmi sulle ginocchia.
Ti ho presa in braccio io, ti sei accomodata sulle mie gambe ed hai cominciato a fare le fusa... è così che è iniziato l'amore tra di noi. Da allora tu hai sempre cercato me. Hai sempre dormito sulle mie gambe, venivi da me quando avevi bisogno di coccole, di carezze. Ti grattavo sotto il mento e se smettevo ti giravi a guardarmi come per chiedermi il motivo.
La notte ti infilavi in mezzo alle mie gambe e dormivi lì, rendendo le mie notti piuttosto scomode perché non riuscivo a muovermi.
Da quando è arrivato il piccolo Artù sei diventata più dispettosa e più distaccata... non dormivi più la notte con me, ma al mattino mi cercavi sempre. E avevi quel modo di "impastare" sul mio stomaco e sul mio petto, così fastidioso a volte per via delle tue unghie ed allo stesso tempo così dolce che non me la sono mai sentita di interromperti. Lo hai fatto sempre, fino a ieri.
Non riesco ancora a farmi una ragione di quello che è successo. Fatico a trattenere le lacrime, forse è stupido piangere per un gatto, ma tu non eri solo un gatto, eri la mia Ariel.
Mi mancherai tanto, Ariel. Spero che tu adesso corra felice dietro tutti i colombi che guardavi dalla finestra e non hai mai potuto prendere. Addio, principessa.
16 marzo 2018
Stronzo. Ci si nasce, o lo si diventa?
Capita che ci sia il campionato a squadre.
Capita che quest'anno il mio circolo metta assieme non una ma DUE squadre.
Capita che venga chiamato praticamente chiunque in squadra, compreso il piccolo Lorenzo di 9 anni.
Non io però.
Ci rimango male? Si.
So di non essere un campione e soprattutto gioco troppo poco, troppo poco rispetto ad altri. Ma un pò me lo aspettavo, sinceramente.
"Sei tu che devi proporti!" mi hanno detto.
No, ho risposto io. O meglio: potrei anche farlo, nel momento in cui so che stanno organizzando le squadre. Ma non l'ho saputo. E poi, no. Se tu consideri che io sia in grado, allora mi cerchi. Se non mi cerchi, vuol dire che non mi ritieni in grado, punto.
Il capitano di una squadra, con cui vado molto d'accordo, mi ha detto francamente "io ti avrei anche chiamato.. ma mi hanno dato un foglio con la formazione già fatta".
Capita che qualche minuto fa mi chiami il presidente del circolo.
Pino, mi dice, sono nella 'cacca'. Mi serve una terza categoria per il campionato. i due giocatori di 3a della squadra non possono il prossimo giovedì. E rimane il piccolo Lorenzo, che non mi sento di far giocare (e allora perchè lo hai messo in formazione?).
Tu riesci a venire?, mi chiede.
3 o 4 anni fa è successo qualcosa di simile. Mi hanno chiesto di fare parte della squadra ma solo per riempire un buco. Tanto l'altra 3a categoria mi ha detto serenamente "guarda che le voglio giocare tutte io". Anche allora mi hanno poi chiamato, quando il titolare era assente. Non ho risposto al telefono. A fine stagione mi hanno chiesto di pagare la quota di iscrizione. Ho rifiutato ed ho cambiato circolo.
E la storia si ripete, dunque. E' la mia occasione.
"Non posso", potrei rispondere.
"Dovevi pensarci prima", potrei dire.
"Troppo comodo chiamarmi adesso", potrei pontificare.
E io invece non faccio nulla di tutto questo.
Ah, però non giochiamo in casa... si tratta di andare a 40 km da qui. Va bene?
Potrei rispondere, pontificare, ribadire quanto prima, a maggior ragione. Ma accetto lo stesso.
Stronzo. Ci si nasce, o lo si diventa? io non riesco ad esserlo, per quanto mi sforzi.
Capita che quest'anno il mio circolo metta assieme non una ma DUE squadre.
Capita che venga chiamato praticamente chiunque in squadra, compreso il piccolo Lorenzo di 9 anni.
Non io però.
Ci rimango male? Si.
So di non essere un campione e soprattutto gioco troppo poco, troppo poco rispetto ad altri. Ma un pò me lo aspettavo, sinceramente.
"Sei tu che devi proporti!" mi hanno detto.
No, ho risposto io. O meglio: potrei anche farlo, nel momento in cui so che stanno organizzando le squadre. Ma non l'ho saputo. E poi, no. Se tu consideri che io sia in grado, allora mi cerchi. Se non mi cerchi, vuol dire che non mi ritieni in grado, punto.
Il capitano di una squadra, con cui vado molto d'accordo, mi ha detto francamente "io ti avrei anche chiamato.. ma mi hanno dato un foglio con la formazione già fatta".
Capita che qualche minuto fa mi chiami il presidente del circolo.
Pino, mi dice, sono nella 'cacca'. Mi serve una terza categoria per il campionato. i due giocatori di 3a della squadra non possono il prossimo giovedì. E rimane il piccolo Lorenzo, che non mi sento di far giocare (e allora perchè lo hai messo in formazione?).
Tu riesci a venire?, mi chiede.
3 o 4 anni fa è successo qualcosa di simile. Mi hanno chiesto di fare parte della squadra ma solo per riempire un buco. Tanto l'altra 3a categoria mi ha detto serenamente "guarda che le voglio giocare tutte io". Anche allora mi hanno poi chiamato, quando il titolare era assente. Non ho risposto al telefono. A fine stagione mi hanno chiesto di pagare la quota di iscrizione. Ho rifiutato ed ho cambiato circolo.
E la storia si ripete, dunque. E' la mia occasione.
"Non posso", potrei rispondere.
"Dovevi pensarci prima", potrei dire.
"Troppo comodo chiamarmi adesso", potrei pontificare.
E io invece non faccio nulla di tutto questo.
Ah, però non giochiamo in casa... si tratta di andare a 40 km da qui. Va bene?
Potrei rispondere, pontificare, ribadire quanto prima, a maggior ragione. Ma accetto lo stesso.
Stronzo. Ci si nasce, o lo si diventa? io non riesco ad esserlo, per quanto mi sforzi.
19 febbraio 2018
Una famiglia diabolica (S. Toscano)
Se ami qualcuno per com'è, per una cosa che fa, per una cosa del suo aspetto o del suo carattere, prima o poi l'amore finirà. Perché tutti cambiamo. Tutti perdiamo per strada qualcosa. L'amore vero, quello che dura, è solo quello gratuito. Quello che dai in cambio di niente. Quello che non provi perché una persona è in un certo modo, ma solo perché quella persona è. E basta. Lo capisci fino in fondo solo con i figli. Li ami perché sono. Non per come sono. Se riesci ad amare così anche una donna, forse puoi tenertela davvero per la vita.
01 febbraio 2018
i (bei) tempi andati
A volte mi capita di cercare in rete dei nomi che vengono direttamente dal passato. Un compagno di scuola, un amico, un semplice conoscente. Il nome ti si insinua nei pensieri e continua a muoversi su e giù, fino a che non ti decidi a provare a vedere che fine ha fatto.
Alcuni non riesco proprio a trovarli. Può succedere per le donne, magari si sono sposate ed hanno acquisito il cognome del marito (sembra strano, al giorno d'oggi, eppure accade, giuro).
C'è di sicuro qualche anticonformista, antisocial, antiinternet, antitutto... un vecchio compagno di scuola, rivisto tanti anni fa, mi aveva confidato che "per sua scelta" non aveva la tv a casa (diffidate fortemente di chi ve lo dice!!!). Uno che non ha la tv di certo non è un amante dei social network, quindi diventa difficile trovarlo...
Qualcuno è morto. Tra i miei ex-compagni di scuola e\o amici vari di quando ero ragazzo ne conto almeno 4 prematuramente deceduti. Purtroppo ce ne saranno sicuramente di più
Qualcuno avrei preferito non ritrovarlo. Ricordavo un ragazzo allegro e mi ritrovo davanti un tipo palestrato che si fa i selfie davanti allo specchio gonfiando il petto e trattenendo il respiro. Questo tizio l'ho reincontrato di persona, anni fa... Faceva palesemente finta di non conoscermi e quando sono andato io a salutarlo, parlava a monosillabi palesando una gran scocciatura. Ricordo di avergli chiesto "Ma che ti è successo? non eri così, una volta" e lui, per tutta risposta, mi ha detto "Mica potevo fare il coglione tutta la vita". Chapeau, Ciccio.
Infine la sorpresa che non ti aspetti: Paolo, ritrovato anche lui casualmente, che si è trasferito negli States e vive in California, che non si è limitato a scrivermi un messaggio, ma mi ha chiamato via messenger salutandomi calorosamente e ricordando per qualche minuto i (bei) tempi andati.
Sono questi i primi segnali dell'invecchiamento?
Alcuni non riesco proprio a trovarli. Può succedere per le donne, magari si sono sposate ed hanno acquisito il cognome del marito (sembra strano, al giorno d'oggi, eppure accade, giuro).
C'è di sicuro qualche anticonformista, antisocial, antiinternet, antitutto... un vecchio compagno di scuola, rivisto tanti anni fa, mi aveva confidato che "per sua scelta" non aveva la tv a casa (diffidate fortemente di chi ve lo dice!!!). Uno che non ha la tv di certo non è un amante dei social network, quindi diventa difficile trovarlo...
Qualcuno è morto. Tra i miei ex-compagni di scuola e\o amici vari di quando ero ragazzo ne conto almeno 4 prematuramente deceduti. Purtroppo ce ne saranno sicuramente di più
Qualcuno avrei preferito non ritrovarlo. Ricordavo un ragazzo allegro e mi ritrovo davanti un tipo palestrato che si fa i selfie davanti allo specchio gonfiando il petto e trattenendo il respiro. Questo tizio l'ho reincontrato di persona, anni fa... Faceva palesemente finta di non conoscermi e quando sono andato io a salutarlo, parlava a monosillabi palesando una gran scocciatura. Ricordo di avergli chiesto "Ma che ti è successo? non eri così, una volta" e lui, per tutta risposta, mi ha detto "Mica potevo fare il coglione tutta la vita". Chapeau, Ciccio.
Infine la sorpresa che non ti aspetti: Paolo, ritrovato anche lui casualmente, che si è trasferito negli States e vive in California, che non si è limitato a scrivermi un messaggio, ma mi ha chiamato via messenger salutandomi calorosamente e ricordando per qualche minuto i (bei) tempi andati.
Sono questi i primi segnali dell'invecchiamento?
no, non è Vujadin Boskov
Con un amico decidi tranquillamente di tutto, ma prima decidi se è un amico: una volta che hai fatto amicizia, ti devi fidare; prima, però, devi decidere se è vera amicizia (Lucio Anneo Seneca)
10 gennaio 2018
La tentazione di essere felici (L. Marone)
Sì, mi piace essere spiritoso, non prendere troppo sul serio la vita, mi piacciono le belle donne e le zizze grandi.
Però mi piacciono anche tante altre cose.
Per esempio mi piace il profumo di cucinato che arriva da una finestra aperta, o la tenda che d’estate si scosta piano per far passare il vento. Mi piacciono i cani che per ascoltarti inclinano la testa, o una casa appena imbiancata. Mi piace quando un libro mi attende sul comodino. Mi piacciono i barattoli di marmellata e la luce gialla dei lampioni. Mi piace il rumore di una bottiglia stappata. Mi piace il vino rosso che si aggrappa al bicchiere. Mi piacciono i luoghi familiari e l’odore delle lavanderie. Mi piace la lenza di sughero e il macellaio che taglia la carne con movimenti regolari. Mi piacciono le guance rosse e il tremore della voce.
Mi piace l’odore dei bambini appena nati e il suono lontano di un pianoforte. Mi piace il rumore della ghiaia calpestata e le strade che si dipanano come torrenti fra i campi. Mi piace infilare i piedi sotto la sabbia. Mi piace il calcio la domenica pomeriggio, l’odore di una saponetta nuova, i vetri appannati nelle giornate fredde. Mi piace quando una donna ti dice «ti amo» con gli occhi. Mi piace lo scoppiettio delle castagne sulla brace. Mi piace il silenzio delle sere d’estate e il rumore della risacca di notte. Mi piace il cinguettio fuori dalla finestra, l’acqua che bagna i piedi e la corteccia di un vecchio ulivo sotto i polpastrelli. Mi piace l’odore di camino mentre passeggio fra i ciottoli di un paese in montagna. Mi piace la pasta fatta in casa e le scritte sui muri. Mi piace l’odore di sterco in un campo bagnato. Mi piacciono i mestoli di legno. Mi piace il cactus che sa adattarsi e il rumore di un ruscello nascosto. Mi piace il profumo dei capelli delle donne.
Mi piace il borbottio della caffettiera sul fuoco, i sassi levigati dal mare e il suono delle stoviglie al ristorante. Mi piace un gatto che si aggira furtivo tra le auto e il cigolio di un vecchio mobile. Mi piace il saluto da lontano e lo sguardo curioso del turista che osserva la mia città. Mi piacciono i viali alberati. Mi piace l’odore delle vecchie salumerie che non esistono più. Mi piace chi suona per strada. Mi piace il colore dei pomodori e l’odore della crema sul corpo. Mi piacciono i pomeriggi estivi accompagnati dal canto dei grilli. Mi piace sfilare uno spaghetto dall’acqua bollente e addentarlo. Mi piace la luna che dipinge in acqua la scia per raggiungerla. Mi piacciono le fotografie che permettono di viaggiare nel tempo. Mi piace lo scricchiolio del pavimento di legno. Mi piacciono i difetti. Mi piace un vecchio rudere in un campo di grano. Mi piace guardare dall’alto una spiaggia tappezzata di mille ombrelloni dai colori diversi. Mi piacciono le vecchie canzoni che ti bloccano il respiro. Mi piace il granchio che fugge nell’incavo dello scoglio. Mi piace la porta di calcio dipinta su un muro senza intonaco. Mi piace sentire la mano di una donna dietro la nuca.
Mi piacciono gli uccelli che si riparano sotto un cornicione e attendono che spiova. Mi piace la città che dorme e la vista di un rastrello e un secchiello adagiati sulla sabbia. Mi piace la lumaca che si trascina energica verso un riparo. Mi piace lo scampanellio di una bici. Mi piacciono le lucertole che invece di scappare restano immobili. Mi piacciono le croci sui picchi delle montagne. Mi piace il bianco delle case di mare e i vecchi cortili con i panni stesi ad asciugare. Mi piace quando un ricordo mi viene a trovare. Mi piace il vento che sposta gli ostacoli e i frutti maturi che abbandonano il ramo. Mi piacciono le formiche che bevono da una goccia di rugiada. Mi piace un campetto di periferia. Mi piacciono le strade che raggiungono il mare. Mi piace camminare scalzo d’estate. Mi piacciono i volti increspati dalla vita. Mi piace un uomo che lavora nei campi in lontananza. Mi piace chi ama un figlio non suo.
Mi piace l’odore di limone che si attacca alle dita, e quello della terra scura che si infila sotto le unghie. Mi piace l’aroma dei pini e il profumo del bucato appena steso. Mi piace il picchiettio della grandine sui vetri e la consistenza del tufo. Mi piace il sapore di caffè che scompare piano e quello della cioccolata fondente che sopraggiunge con un po’ di ritardo. Mi piacciono le travi di legno al soffitto, le briciole di pane e gli oggetti che nessuno usa più. Mi piace incrociare lo sguardo di una sconosciuta. Mi piacciono i movimenti sicuri di un pizzaiolo, l’abbraccio di quando si esulta, la mano del neonato che afferra il vuoto. Mi piace l’edera che si arrampica sulla facciata di un edificio. Mi piace il pesce che spilluzzica la mollica sulla superficie dell’acqua e fugge via. Mi piace chi legge alla fermata dell’autobus. Mi piace chi non progetta troppo e chi sa stare da solo. Mi piace una cucina in una veranda. Mi piace il sapore del sudore dopo una lunga corsa. Mi piace chi vede il bicchiere sempre mezzo pieno. Mi piacciono i capelli bianchi e la bilancia di ferro che usavano un tempo i fruttivendoli. Mi piace la casa che ti accoglie con l’odore di cucinato. Mi piace lo schiocco delle labbra sulla pelle. Mi piace chi ama per primo.
Mi piace la luce del cielo quando non c’è più il sole. Mi piace l’erba che vince l’asfalto. Mi piace il sorriso beffardo di un down. Mi piace chi non coltiva rancori. Mi piace una vecchia libreria in disordine. Mi piace l’istante prima del primo bacio. Mi piace scrutare i palazzi di una città sconosciuta. Mi piace la dignità del figlio che sorregge la vecchia madre dietro il carro funebre. Mi piace la donna che ama il cibo. Mi piace leggere un libro all’ombra. Mi piace il geco che guarda l’orizzonte appostato accanto a una lampadina. Mi piace chi ha la forza di credere con tutto se stesso in qualcosa. Mi piacciono i nidi delle rondini. Mi piace chi ancora si stupisce di fronte alle stelle. Mi piace l’odore della brace e i muretti che accolgono gli amori di una sola estate. Mi piacciono i ragazzi che si baciano su una panchina e le lenzuola stropicciate dopo una notte d’amore. Mi piace il ronzio di un ventilatore in sottofondo. Mi piace immaginare il volto di una donna di spalle. Mi piacciono le balle nei campi ai bordi della strada. Mi piace chi sa chiedere scusa. Mi piace chi non ha ancora capito come raccapezzarsi su questa terra. Mi piace chi sa chiedere. Mi piace il sorriso dei miei figli.
Mi piace chi sa amarsi.
Mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice.
Eppure cadiamo felici (E. Galiano)
Ora, naturalmente, un abbraccio non significa niente, è solo un abbraccio, la gente lo fa tutti i giorni, che sarà mai, vuoi mettere in confronto a un bacio o al sesso, nella scala d'importanza l'abbraccio è dozzine di gradini più sotto, certo, ma quelli che la pensano così forse si sono dimenticati che cos'è il primo abbraccio, quello che ti arriva da quel ragazzo o quella ragazza, niente di sdolcinato per carità, qui il miele non c'entra niente, è che il primo abbraccio non è solo un abbraccio, mai, è la prima volta che il tuo corpo si appoggia sul corpo di qualcun altro, e in quel contatto senti la tua pancia diventare come concava, la senti diventare coppa e bicchiere e l'altro acqua fresca, il primo abbraccio non è solo un abbraccio perché prima sei cocci sparsi che proprio in quel momento iniziano a mettersi insieme, pazientemente certo, ci vorrà un sacco di tempo, forse una vita intera, ma è lì che inizi, proprio lì, a diventare qualcosa e non più cocci sparsi.
04 gennaio 2018
03 gennaio 2018
Tempo
e poi c'è sempre il tempo a svelare tutto, non le parole, non i fiori, non i regali, ma il tempo.
C'è un tempo per tutto, per dirsi quello che brucia dentro e un tempo per aspettare che il tempo diventi cenere; un tempo per fare una guerra con se stessi e con il mondo e un tempo per fare la pace con se stessi e con il mondo.
C'è un tempo per parlare e un tempo per fare silenzio; un tempo per decidere della propria vita e un tempo per aspettare che la vita decida per te.
C'è un tempo di solitudine e un tempo di abbracci e di amici veri; un tempo per perdersi e un tempo per ritrovarsi.
Ciò che davvero vorrei essere capace di fare è di essere sempre padrone del mio tempo.
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