Buon Natale, Buon Natale,
ma che sia quello vero
e poi zucchero e miele
e un augurio sincero
per un giorno di festa e di felicità
per ognuno che resta e per chi se ne va
e adesso mi chiedo fra tanti perché
è Natale e non sei qui con me.
Buon Natale, Buon Natale,
ma che sia quello vero
e poi zucchero e miele
e un augurio sincero
per un giorno di festa e di felicità
per ognuno che resta e per chi se ne va
e adesso mi chiedo fra tanti perché
è Natale e non sei qui con me.
9:37 del mattino, giornata tutto sommato gradevole, la temperatura esterna è di quasi 10 gradi.
La temperatura interna, invece, è di poco superiore ai 16 gradi.
Se mai avessi dimenticato il motivo per cui sono circa trent'anni che non venivo in Spagna a Natale, eccolo.
Alla fine, il mio responsabile, Luca, quello che mi aveva promesso una exit strategy, dandomi addirittura come obiettivo fine anno... si è licenziato.
Se ne va lui, rimango io.
Per carità, ha avuto una occasione e l'ha sfruttata. Ha fatto bene. Io, però, non pretendevo mica azioni eclatanti o chissà quale altra cosa. Non sono stato io a chiederlo esplicitamente di abbandonare il progetto, è stato lui a propormelo. Mi aspettavo semplicemente il rispetto di una promessa. E se questa promessa non è stata rispettata è perché non poteva essere rispettata. Perché "S. è l'unico intoccabile nel team... dove lo trovo un'altro che faccia 'sto lavoro di merda senza lamentarsi?" Punto.
La verità? E' che siete tutti uguali. Tutti.
E' tranquillizzante sapere d’essere inadeguati, siamo circondati da persone che riversano in noi attese ingiustificate: i figli con i genitori, i genitori con i figli, i mariti con le mogli, e viceversa. Persino gli amici cadono in questo giochino perverso, volere dagli altri più di quello di cui siamo capaci.
Persino da sé stessi si pretende perfezione ed eccellenza. Se imparassimo ad abbassare le aspettative, saremmo molto più felici.
L'essere genitori di bambini piccoli è come andare a scuola: quando ci sei dentro credi che durerà in eterno, invece poi ti accorgi che non è che un piccolo momento circoscritto che ricorderai con rimpianto
Ancora ricordi.
Quando ero un bambino il lavoro di mio papà mi affascinava. Lo vedevo quasi come un mago, lui che era in grado di aprire un apparecchio elettronico, capire cosa fosse che non andava e ripararlo e riportarlo in vita.
Il suo banco di lavoro era così affascinante, con tutti quegli strumenti arcani (saldatore, tester, oscillometro).
E poi... il suo modo di pronunciare alcuni dei marchi in voga negli anni '70. Grundig, Telefunken, Philips, parole che avevano un suono misterioso e magico.
Scrutavo con attenzione ogni piccolo dettaglio del viso delle mie figlie, mi soffermavo sulle loro bocche a forma di cuore e le trovavo semplicemente perfette. Eppure oggi mi dico di non averle guardate abbastanza, quante cose ho perso di loro, che darei per rivivere quei momenti, per essere nella loro cameretta, seduto sull'angolo del materasso o per terra, nella penombra.
Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di sentire il loro respiro regolare. E quanti giorni, quante sere sprecate, quante ore a preoccuparmi di cose banali. Non avevo la serenità d'animo per comprendere che quei piccoli grandi momenti non sarebbero tornati, che alla fine rimangono solo i ricordi e che bisogna fare di tutto affinché non svaniscano.
Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi. Ma il corpo che ti ha portato attraver...