26 agosto 2016

L'ignoranza

Sono sempre stato a favore della comunicazione.

Più informazioni, disponibili per tutti, possono contribuire a diminuire (secondo me) l'altissimo livello di ignoranza che ci circonda.

E parlo proprio di IGNORANZA, scritto maiuscolo (per me essere ignoranti non significa solo non saper scrivere correttamente in italiano - ah, quanti laureati scrivono con errori grammaticali da far accapponare la pelle - o non avere nozioni corrette di storia, geografia, cultura generale; l'IGNORANZA per me consiste nell'avere queste mancanze e tuttavia fottersene allegramente, imbottendo la propria vita di pregiudizi, false verità ed ipocrisia).

Più informazioni, disponibili per tutti, dicevamo. E ciò è un bene.
Le informazioni andrebbero però controllate. Attenzione: non sto parlando di CONTROLLO DELL'INFORMAZIONE, un concetto caro a tutti i regimi dittatoriali e non.
Dico che senza un minimo di controllo è facile passare dall'informazione alla disinformazione,

Per fare un esempio: Non è mai troppo tardi,


Trasmissione tv degli anni '60 che ha come scopo il RECUPERO DELL'ADULTO ANALFABETA.

La trasmissione, che ebbe un enorme successo, ebbe un importante ruolo sociale ed educativo, contribuendo all'unificazione culturale della nazione tramite l'insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo.

Più informazione. Disponibile per tutti (o meglio, per chiunque negli anni '60 avesse un televisore).

Ecco, dico che ci sarebbe bisogno di più iniziative simili anche ai giorni nostri, anche se dubito che avrebbe lo stesso seguito.

Già, perchè oggi chiunque ha la possibilità di trovare informazioni in rete.
Internet, già. Anzi, nemmeno Internet: Facebook.

Una volta si tendeva a considerare una informazione vera (o comunque attendibile) se riportata in TV, sui giornali o comunque dagli organi di stampa. Si, ok, detta così fa un po' sorridere, sono d'accordo. Però gli organi di stampa sono l'unico mezzo per affermare la veridicità di una informazione (sempre che svolgano correttamente il loro compito e liberi da obblighi, costrizioni o editti bulgari)

Oggi invece basta scrivere due cagate su Facebook.

Ma il problema non sono le cagate scritte su Facebook, è la gente che se le beve come oro colato, le fa proprie, le diffonde a sua volta causando ondate di disinformazione, cattiva ed insensata.

Un esempio: 2 gg fa il tragico terremoto che ha distrutto e rovinato migliaia e migliaia di persone, nel centro Italia.
Qualcuno (magari in buona fede, eh) lancia lì la proposta di destinare il premio del superenalotto ai terremotati. Idea encomiabile almeno quanto irrealizzabile, per un sacco di motivi (parlo di motivi legali, non etici o economici).
Eppure l'iniziativa viene ripresa e rilanciata da un sacco di persone, tra cui 2 onorevoli.


Sempre per restare in tema, va alla grande l'assurdo slogan "via gli immigrati dagli alberghi e mettiamoci i terremotati"


Slogan portato avanti da personaggi prevedibili, ma anche da gente insospettabile, accomunati dal titolo di questo post.

Ed è questo che mi fa davvero paura. Gente insospettabile, che non ha nemmeno la scusante della poca o scarsa istruzione o l'alibi dell'arringa politica. 
Questi sono attorno a noi, e sono tanti. E purtroppo, come diceva un mio amico, "il loro voto vale quanto il mio"


2 anni

Avete presente quell'attimo in cui non riesci proprio a lavorare? non ce la fai, è più forte di te, devi necessariamente staccare perchè tanto è inutile proseguire.

ecco, il mio attimo dura da più di 2 anni

22 agosto 2016

Oppure no

Io sono quello che non ce la faccio.
Io sono stanco, anzi, stanchissimo. 
La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. 
Oppure no.

18 agosto 2016

Sud

Sono nato a Torino, ma da genitori meridionali.

La mia infanzia e la mia adolescenza sono stati segnati da un lungo conto alla rovescia, fino alle prossime vacanze in cui saremmo andati al Sud, a trovare i nonni, e gli zii, e i cugini (la famiglia è tanta).

Poi, quella estate dell'89, in cui decisi di seguire mio fratello e due amici per la mia prima vacanza da solo, in Spagna. La prima e l'ultima, direi, visto che quell'estate sono stato folgorato, tipo sulla via di Damasco, ed ho continuato ad andare in Spagna, si, ma per stare con la mia ragazza e la sua famiglia, che col tempo sono diventati poi mia moglie ed i miei suoceri.

Anni ed anni in paesini sperduti nel Sud (un caso?) della Spagna, ed allora ero persino convinto che mi piacesse (certo, i miei sensi erano alquanto obnubilati).

Col passare del tempo si sono verificate due cose:
1) le mie facoltà sensoriali e intellettive si sono liberate in modo lento, ma progressivo dall'ottundimento che le attanagliava (non lo so di preciso che vuol dire)
2) mi sono reso conto di essere un uomo di Sud. 

Negli anni sono tornato, al Sud, e non solo al mio paese (che sarebbe il paese dei miei genitori, ma è innegabile, lo sento come MIO), ma anche in altre zone. Sono stato in Sicilia, in Basilicata, in Calabria. E ovunque mi sono sentito a casa. Ovunque andassi, vedevo colori, sentivo odori, avvertivo il calore del sole in un modo del tutto diverso da qualsiasi altra parte del mondo,

E dire che, essendo nato e cresciuto in una città come Torino, ci sono tante cose (tra tutte, la tipica indolenza meridionale) che dovrebbero quasi darmi fastidio. La mia testa dovrebbe lavorare e ragionare ad una velocità del tutto diversa.

La mia testa, forse. Ma il mio cuore no.

Tempo fa dicevo che il mio sogno era di andare a vivere al mare. 
Non ho cambiato sogno, tutt'altro... l'ho semplicemente arricchito. Mi piacerebbe, un giorno, svegliarmi tutte le mattine con il rumore della risacca. Ma non di un mare qualunque.


17 agosto 2016

17 agosto

E ancora una volta siamo qui, a casa, anzi in ufficio, al lavoro, nei giorni centrali di agosto.
Come nel 2004, quando iniziai la mia esperienza lavorativa che dura tuttora, dopo 12 anni.

Anzi, QUEL 17 agosto fu il primo giorno di lavoro, dopo un periodo travagliato fatto di cassa integrazione (poca), ferie saltate (tutte), confusione e paura (tante).

E poi, in fondo in fondo, non si sta poi così male a Torino, in agosto.

Ascoltare

Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi.  Ma il corpo che ti ha portato attraver...