17 luglio 2019

Pensieri sparsi, ricordando papà.


Spesso le mie figlie sbuffavano quando dicevo loro che andavamo a pranzo o a cena dai nonni. E quando mi chiedevano "Oltre a noi chi c'è?", io rispondevo "I nonni. Non andiamo da loro per stare con gli zii o con i cugini, ma per stare con loro".

Quando andavo a pranzo o a cena a casa dei miei mi sedevo in poltrona, il mio Kobo sempre a portata di mano. Cercavo di ritagliarmi qualche minuto di tranquillità per leggere un pò.
Ed ecco che si materializzava mio papà. per mostrarmi i suoi peperoncini, per parlarmi delle sue visite mediche, della riunione di condominio, della passeggiata in centro che si era fatto. Lui cominciava a parlarmi anche se stavo leggendo, per cui non mi restava altro da fare che mettere via il Kobo e stare ad ascoltarlo. Trattenevo un moto di impazienza e cercavo di prestargli tutta la mia attenzione.
Pensavo: Fallo adesso, un giorno ne non avrai più la possibilità.

Ed era vero, quanto era vero. L'assenza di una persona cara può farsi sentire fino a diventare quasi dolorosa. Adesso mi siedo sulla poltrona, con il Kobo, e mi guardo intorno sperando di vederlo arrivare da un momento all'altro, per raccontarmi di qualcosa di cui mi aveva parlato magari il giorno prima e non ricordava di averlo fatto.

E poi... un vecchio videoregistratore. Una radiosveglia. Un telefono cordless. Fino a ieri li avrei portati da papà, per farglieli aggiustare... La radiosveglia gracchia, il videoregistratore non legge più le cassette, il telefono non da segni di vita. Dentro di me ripetevo che non me ne fregava nulla, che lo facevo solo per lui, per farlo sentire utile.
Mentivo a me stesso, papà.

Scusami per le chiacchierate che non abbiamo fatto, per le attenzioni che non ti ho dato, per i posti in cui non ti ho portato. Ti ho voluto bene.

Ascoltare

Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi.  Ma il corpo che ti ha portato attraver...