02 dicembre 2019

Seat Cordoba

E così anche la macchina è andata.

L'hanno portata via giovedì. Non potevamo più tenerla, era vecchia e in fondo non poteva più circolare, anche volendo... sarebbero state solo spese e basta. Non siamo riusciti a venderla, a regalarla, niente. La rottamazione è stata l'ultima (e unica) soluzione.

Tu ci tenevi tanto, alla tua auto, papà.
L'hai sempre trattata come una regina. Ricordo ancora quando siamo andati assieme a ritirarla, alla concessionaria. Ti tremava la mano, quando hai firmato il contratto. Ed io ne ho parlato con mamma, preoccupato, ma lei ha sorriso e mi ha detto che era solo l'emozione.

23 anni fa,  16 febbraio 1996. Quel giorno ti ha segnato e ci ha segnato anche perchè è nata Claudia.

Allora eri ancora attivo, neopensionato ma lavoravi ancora, eri vitale, eri impegnato, eri vivo. Quell'auto l'hai usata per andare in vacanza, per fare la spesa, per fare tante cose.

E adesso un carroattrezzi l'ha portata via, verrà smembrata (nella migliore delle ipotesi) e rivenduta come pezzi di ricambio, oppure compressa e distrutta.

Che dolore. Perdonaci, papà.

22 novembre 2019

La morte non è niente

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

L'ultima volta

Quella fu l'ultima volta che ci parlammo e nessuno dei due lo sapeva.

Non lo sappiamo mai, vero? Almeno avevamo finito scambiandoci parole d'affetto. Mi resta questo.

Non è molto, ma è qualcosa. Ad altri va peggio.

È quello che mi dico nelle lunghe notti in cui non riesco a dormire.

Ad altri va peggio.

24 ottobre 2019

Agosto 2019

Non avevo nessuna voglia di andare in vacanza ed alla fine mi sono lasciato convincere.
Una vacanza strana, che non avevo mai fatto prima. In viaggio per l'Italia, con un itinerario di massima definito, ma nulla di più.

Le cinque terre, Forte dei Marmi e poi Pisa, Montecatini, Firenze, Siena.
Bracciano, Castel Gandolfo ed i castelli romani.
Sperlonga, Sorrento, Amalfi e Gragnano.
Gravina in Puglia, Matera, Taranto, Martinafranca, Ceglie Messapica e Castel del Monte.
Trani, San Giovanni Rotondo, Francavilla al Mare e la provincia di Chieti.
Farindola e Rigopiano e il parco nazionale del Gran Sasso.
L'Aquila, Cascia e Assisi.
San Marino, Cesenatico e Bologna.

Pernottamenti prenotati solo per le prime tre tappe, poi... si segue l'itinerario o si cambia, dipende dal tempo, dalla voglia e dall'ispirazione.

Così abbiamo saltato, ad esempio, le terme di Saturnia - ma abbiamo scoperto il lago di Bracciano.
Saltato il Salento, con sommo dispiacere, ma scoperto Trani, Martinafranca, Ceglie.

La vacanza si è rivelata di gran lunga migliore di quello che pensassi.
Non tutto mi è piaciuto. Ho visto posti meravigliosi ed altri meno, ma li ho visti.
Magari velocemente, ma adesso non sono più un semplice nome o un qualcosa visto in TV o su un giornale.

It don't

You see, this profession is filled to the brim with unrealistic motherfuckers. Motherfuckers who thought their ass would age like wine. If you mean it turns to vinegar, it does. If you mean it gets better with age, it don't.
(Marsellus Wallace)

24 settembre 2019

Fammi essere ancora figlio

Fammi essere ancora figlio.
Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta, ancora, fammi sentire sicuro.
Proteggimi dal mondo.
Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.
Guida tu. Che io sono triste e stanco.
Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.
Metti la musica che ti piace.
Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
Fammi essere piccolo.
Pensa tu per me.
Decidi tu per me.
Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.
Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.
Raccontami storie.
E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
Abbracciami forte come dopo un gol.
Dormi ancora, come hai fatto, per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
Rassicurami.
Carezzami la testa.
Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
Ma io non voglio.
Non ora.
Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
Non andare, papà.
Ti prego.
Fammi essere ancora figlio.
Fammi essere per sempre tuo figlio.

Gabriele Corsi

07 agosto 2019

Non lo sai

Natale 2016 o 2017, non ricordo perfettamente.

Incontro sotto casa dei miei genitori Morena, la figlia dei signori che abitavano sotto i miei.
Sono mancati entrambi, entrambi in questo periodo, e lei sta portando via le ultime cose, presto l'alloggio sarà venduto.
La saluto e le faccio le mie condoglianze e aggiungo: "Posso solo immaginare quello che provi".
Lei mi guarda e mi risponde in tono deciso e aggressivo "NO. Non puoi immaginare."
Ci sono rimasto male, sul momento, e ho pensato "Mii, che acida".

Estate 2019. Incontro persone, colleghi o semplici conoscenti, che mi fanno le condoglianze per la scomparsa di mio papà, e qualcuno dice "ci sono passato anche io, so quello che provi".
No. Non sai un cazzo, credimi. Solo adesso capisco quelle parole di qualche anno fa, la reazione di  Morena.

Avrei voglia di rispondere "Il tuo lutto non è il mio. Non puoi sapere quanto fossi legato a mio padre, quanto sia dolorosa la sua assenza, quanto mi manchi, quanti rimpianti io abbia su quello che non gli ho detto o su quello che non abbiamo fatto assieme. Non sai NIENTE, quindi evita le tue cazzo di frasi di circostanza".

Non lo faccio.

Ma ne avrei tanta voglia.



17 luglio 2019

Pensieri sparsi, ricordando papà.


Spesso le mie figlie sbuffavano quando dicevo loro che andavamo a pranzo o a cena dai nonni. E quando mi chiedevano "Oltre a noi chi c'è?", io rispondevo "I nonni. Non andiamo da loro per stare con gli zii o con i cugini, ma per stare con loro".

Quando andavo a pranzo o a cena a casa dei miei mi sedevo in poltrona, il mio Kobo sempre a portata di mano. Cercavo di ritagliarmi qualche minuto di tranquillità per leggere un pò.
Ed ecco che si materializzava mio papà. per mostrarmi i suoi peperoncini, per parlarmi delle sue visite mediche, della riunione di condominio, della passeggiata in centro che si era fatto. Lui cominciava a parlarmi anche se stavo leggendo, per cui non mi restava altro da fare che mettere via il Kobo e stare ad ascoltarlo. Trattenevo un moto di impazienza e cercavo di prestargli tutta la mia attenzione.
Pensavo: Fallo adesso, un giorno ne non avrai più la possibilità.

Ed era vero, quanto era vero. L'assenza di una persona cara può farsi sentire fino a diventare quasi dolorosa. Adesso mi siedo sulla poltrona, con il Kobo, e mi guardo intorno sperando di vederlo arrivare da un momento all'altro, per raccontarmi di qualcosa di cui mi aveva parlato magari il giorno prima e non ricordava di averlo fatto.

E poi... un vecchio videoregistratore. Una radiosveglia. Un telefono cordless. Fino a ieri li avrei portati da papà, per farglieli aggiustare... La radiosveglia gracchia, il videoregistratore non legge più le cassette, il telefono non da segni di vita. Dentro di me ripetevo che non me ne fregava nulla, che lo facevo solo per lui, per farlo sentire utile.
Mentivo a me stesso, papà.

Scusami per le chiacchierate che non abbiamo fatto, per le attenzioni che non ti ho dato, per i posti in cui non ti ho portato. Ti ho voluto bene.

14 giugno 2019

Esalare

Che verbo strano, 'esalare'. Non viene utilizzato quasi mai, tranne che con le parole 'l'ultimo respiro'.
Venerdì 14 giugno. Ancora qui in ospedale con papà, stavolta c'è anche mamma a farmi compagnia. Solo tre giorni fa dovevo sorvegliarlo, controllare che non si togliesse l'ossigeno e che non cercasse di scendere dal letto. E poi spiegargli che non poteva scendere, che non poteva bere, che non potevo spostare il letto.
Adesso invece non è più cosciente. Dorme, secondo i medici. E noi siamo qui in attesa di questo ultimo respiro. Entro 72 ore, così dicono.
Abbiamo fatto tutto. Ora non c'è più niente da fare.

11 giugno 2019

Non so se ce la faccio

Martedì 11 giugno 2019. Mio padre è in fin di vita in un letto di ospedale. Il cuore non regge più, ci hanno detto. Ci hanno anche chiarito che non uscirà da questo ospedale. Oggi mi sono offerto di rimanere per la notte, ieri lo ha fatto mia sorella e il giorno prima mio fratello. Mia mamma è stanca, non ce la fa, passa già le giornate intere qui dentro.
Ma io non so se ce la faccio.
Mio papà è come un bambino, alterna momenti di lucidità (non mentale, purtroppo) a lunghi periodi di assenza.
Adesso riposa, con l'ossigeno e la bocca aperta, i pochi denti rimasti che fanno capolino. Se gli parli non ti risponde, si limita a guardarti con gli occhi acquosi per qualche secondo e poi distoglie lo sguardo e torna nel posto dove si è rifugiato.
Papà... Forse non mi hai mai portato allo stadio, non ricordo che tu abbia mai giocato con me come lo hai fatto con i tuoi nipoti. Casa e lavoro, lavoro e casa. Sei stato un uomo di poche parole, ma sei mio papà e  sei sempre stato un buon padre. Fin da quando ero piccolo hai cercato di inculcarmi tutti quei valori che hanno fatto di me l'uomo che sono adesso.
Ho cercato di starti vicino in questi anni, di aiutarti ma soprattutto di farti compagnia e di ascoltarti. Con pazienza, anche se parlavi sempre delle stesse cose e ripetevi più volte le stesse frasi.
Adesso sono qui ad aspettare, ad imboccarti e a tenerti la mano, dicendoti che no, non puoi alzarti per fare un giro o per andare in bagno e che no, non puoi bere un bicchiere d'acqua.
Non so se ce la faccio, o forse si, lo so, ma so anche che sarà una lunga notte.

16 maggio 2019

La fine è il mio inizio

La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su.
È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco.
A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.

(Tiziano Terzani)

09 aprile 2019

Senza titolo

questo è un post senza titolo, per un motivo ben preciso: non so che titolo dare al post.

... che minchiata, eh? forse, ma fino ad un certo punto.

allora, il post.


Questo signore è stato il mio professore di ragioneria, alle superiori.
Una persona simpatica, all'apparenza, che nel corso del tempo si è rivelato essere non adeguato all'insegnamento. Parlo per me, ovviamente, ma sono più che certo che tanti miei compagni di classe dell'epoca la pensino come me.

Il mio rendimento, nella materia, è stato molto altalenante, ai limiti dell'assurdo (se prendi 10 ad un compito in classe e 2 a quello successivo, qualcosa non funziona come dovrebbe - e non solo lo studente) e ricordo che uno dei più grandi sospiri di sollievo l'ho tirato quando scoprii che la sua materia non era stata estratta per l'esame di maturità (allora usava così), né per lo scritto né per l'orale.

Per un istituto tecnico commerciale per ragionieri si è trattato di un evento unico, che ha tolto al professore parecchia della sua boria.

Ho scoperto che pochi anni dopo la mia maturità, si è dato alla politica. Eletto nella Lega Nord, è diventato deputato ed onorevole (...) fino a quando, pochi anni dopo, tentò di spodestare dal comando del partito l'allora reggente, Gipo Farassino, rimanendo di fatto con un pugno di mosche in mano, espulso dal partito. Questa vicenda ha posto praticamente fine alla sua carriera politica, tanto che (lessi da Wikipedia) si ritirò a vivere in Costa Azzurra.

Sempre da Wikipedia ho scoperto che è mancato l'anno scorso, a 71 anni.
Sono dispiaciuto? boh, non lo so. Non l'ho mai amato, anzi cordialmente detestato, come si può detestare un professore incapace, non solo di insegnare ma anche di rapportarsi con gli studenti. Con un atteggiamento prima fintamente amichevole, poi arrogante, che tendeva ad umiliare ed infine ad ignorare i ragazzi. Direi che la decisione di candidarsi (nell'Italia di tangentopoli) è stata lo specchio di una carriera. Non ne esce un bel quadretto, ma non ci posso fare nulla.

Insomma, non mi manca né mi è mai mancato, però è un tassello della mia vita che, nel bene o nel male, mi ha segnato. E soprattutto che se ne è andato.

Citazione del giorno

Inizia da dove ti trovi, usa ciò che hai, fai quel che puoi.
(Arthur Ashe)

05 aprile 2019

Ariel

Ciao Ariel, ci manchi tanto.
Al posto tuo, adesso ci sono due piccoli delinquenti, casinisti ed adorabili al tempo stesso.
Ma tu manchi.


Ariel AKA Arieloska
01/08/2010 - 04/04/2018

22 marzo 2019

Non siete pronti

I guess you guys aren't ready for that yet. But your kids are gonna love it.
(Marty McFly)

06 marzo 2019

Buffonata

Il portiere del PSG non c'entra nulla, nonostante il titolo.

Ho la patente in scadenza. tra qualche mese, a giugno per la precisione.

Per legge è necessario effettuare una visita medica. Come avviene la visita medica?

In base alla circolare n. 17798 del 25 luglio 2011, oltre al classico esame della vista (per chi ha la patente B è richiesta la lettura non inferiore alla seconda riga con l’occhio peggiore) il medico dovrà verificare:

sensibilità al contrasto
visione crepuscolare
sensibilità all’abbagliamento
tempo di recupero dopo l’abbagliamento

In alcuni casi, probabilmente a seconda dell'età, viene effettuato anche un test audiometrico.

Bene. Mi presento in autoscuola alle 18:30, anzi un pò in anticipo, per la visita.

Visita che si svolge come segue:

(medico) Ha problemi di salute?
(io) no
(medico) Bene. Si copra l'occhio destro e legga qui
(io) N P O L
(medico) No, solo la lettera che indico
(io) L
(medico) Bene, adesso copra l'altro occhio e legga qui
(io) O
(medico) A posto, grazie. IL PROSSIMO!

e tanti saluti alla circolare n. 17798 del 25 luglio 2011.

26 febbraio 2019

Marsellus Wallace

Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino.

Se vuoi dire che diventa aceto, è così.
Se vuoi dire che migliora con l'età, non è così.

Dopo i 30

Dopo i 30, potreste essere tentati da un’illusione che vi accompagnerà per il resto della vita: la convinzione che ai vostri tempi era tutto migliore. Avete presente, no? La musica era più bella, i film erano superiori, i rapporti più autentici, il lavoro era più onesto, il mondo più bello.

Ecco, credo che sia bene mettere in chiaro una cosa, prima di sprofondare in questa palude di anzianità fino ai capelli: non è così.

Non era migliore il mondo, anche se vi sembra proprio tanto tanto.... anzi, mi ci metto in mezzo pure io: anche se CI sembra proprio tanto tanto e nessuno riesce a convincerci del contrario.

Eravamo migliori NOI.

O meglio, eravamo più giovani, ingenui e facilmente impressionabili da musica, film, persone, contesti, ecc, ammesso che questo significhi essere migliori.

La psiche – che è davvero efficiente, molto più di noi – cerca di difenderci dalla consapevolezza della morte e dell’irreversibilità dei fenomeni, adagiandoci nella dolce bambagia dei ricordi di un’era ideale del mondo che solo noi abbiamo avuto il privilegio di vivere.

La brutale verità è che niente ci restituirà più l’emozione delle prime esperienze, perché ormai sono passate. Per questo tutto ci sembra più brutto e banale.

Amen, fratelli e sorelle.

21 febbraio 2019

Noi saremo là

Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita. (Ray Bradbury)

2019

inauguriamo l'anno con il primo, tardivo post.
Ce ne sarebbero di cose da dire e da raccontare... ma, visto che è davvero un sacco di tempo che non parlo di calcio, voglio farlo con una immagine.


che poi, non è che me ne freghi più di tanto... non ho nemmeno guardato tutta la partita ieri.
ma tant'è... da qualche parte bisogna pur cominciare

Ascoltare

Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi.  Ma il corpo che ti ha portato attraver...