22 marzo 2022

Il problema

Nelle ultime settimane di tempo da perdere ne ho parecchio, così mi capita spesso di curiosare tra i profili FB. Uomini e donne (oddio, stavo quasi per dire 'ragazzi e ragazze') che hanno fatto parte della mia vita di bambino e poi di adolescente. 

Ci sono quelli più grandi. Non proprio 'amici', eh. Alcuni hanno 2-3 anni più di me, e da ragazzini una simile differenza era un abisso.
Però si abitava vicino, di frequentavano gli stessi posti, alcuni erano fratelli\sorelle maggiori dei nostri compagni di gioco, era normale incontrarli, vederli, vedersi.

Ecco, vedo che loro, i 'grandi', si vedono spesso. Vedo che si trovano, cenano, fanno selfie. 

Poi ci sono i vecchi 'amici' di infanzia, quelli con cui si giocava a pallone, si andava in bici, si passavano pomeriggi interi a parlare di figa, si facevano vasche ininterrotte in via Roma, si andava a ballare al Big (rigorosamente di pomeriggio).

Gianni, Andrea, Luca, Cesare, Igor. 
35-40 anni fa erano loro il mio mondo. 

Adesso, escludendo ovviamente la buonanima di Cesare, scomparso prematuramente... con gli altri non ci si vede praticamente mai. Che dico, vedersi. Se ci incontriamo per strada, è già tanto se ci salutiamo.
Continuo a scervellarmi e non capisco da che cosa dipenda. Possibile che pochi anni in più o in meno facciano tutta questa differenza di mentalità?

A pensarci bene, è la stessa cosa che mi succede con i miei vecchi compagni di scuola. Rivisti l'anno dopo la maturità, e poi più nulla per più di 30 anni.

Stai a vedere che il problema magari sono io.  

17 marzo 2022

Uno scopo


 ("L'istituto" di Stephen King)

Scegliere

Leggevo un articolo di Selvaggia Lucarelli, che parla della dolorosa scelta di accompagnare sua mamma, malata di Alzheimer, in una RSA.

Mentre leggevo, pensavo a Lorenzo, mio suocero, 83 anni ed ammalato di Alzheimer.

In forma leggera, per carità. Ti parla, ti ascolta (quando ne ha voglia, ma la malattia non c'entra nulla), ti riconosce, ha problemi con la memoria a breve termine ma ricorda perfettamente il suo passato. 

E tuttavia è lì, apatico. Seduto sul divano. Non si muove, non guarda la tv, non fa nulla - se non stimolato. Esegue i suoi esercizi ogni giorno, con meticolosità, e poi gioca a domino - tutte cose che servono a tenere in esercizio la mente e a rallentare l'inevitabile.

Quando lo guardo, penso a te, papà. Hai avuto tutto sommato una vita fortunata: nonostante le malattie debilitanti, i ricoveri, i problemi cardiaci e respiratori, hai fatto la tua vita. Hai avuto una moglie, dei figli ed hai visto crescere i tuoi nipoti, tutto questo fumando e non disdegnando la tua razione quotidiana di vino e di grappa. Negli ultimi vent'anni, dopo il primo ricovero, hai accantonato definitivamente alcool e fumo - e forse questo ti ha consentito di tirare avanti alla meno peggio fino alla fine.

Ma sei sempre stato indipendente, tu. Non è mai stato necessario che qualcuno si occupasse di te, che ti dicesse quando devi mangiare, quando devi vestirti, quando devi uscire. Non ti ho mai visto piangere come un bambino perché te l'eri fatta addosso. 

Avresti voluto continuare a vivere, in quelle condizioni? Sei sempre stato attaccato alla vita con le unghie e con i denti, ma avresti voluto regredire ad uno stato infantile, avresti voluto affidarti e dipendere completamente da qualcun altro?

Non lo so. So una cosa, però: non possiamo scegliere, ma io spero di morire prima. 

14 marzo 2022

Marilyn Manson

 Non conosco a fondo il personaggio e non l'ho mai apprezzato... però che forza, ragazzi




01 marzo 2022

la 25esima ora

Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita.

In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle.

In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina.

In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti! Puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici! Aspiranti terroristi, e rallentate, cazzo!

In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel.

In culo ai bottegai Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme.

In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro te con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano. Tornatevene da dove cazzo siete venuti!

In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la quarantasettesima nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell'apartheid.

In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell'universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita!!! E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all'Adelphia, alla WorldCom...

In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell'assistenza sociale. E non fatemi parlare di quei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni.

In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un'audizione per I Soprano.

In culo alle signore dell'Upper East Side, con i loro foulard di Hermès e i loro carciofi di Balducci da cinquanta dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate. Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane!

In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete le chiappe, è ora!

In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia!

In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco: un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell'eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville.

In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!

In culo a Jacob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia, maledetta puttana!

In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers.

In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano, che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.

Ascoltare

Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi.  Ma il corpo che ti ha portato attraver...