17 marzo 2022

Scegliere

Leggevo un articolo di Selvaggia Lucarelli, che parla della dolorosa scelta di accompagnare sua mamma, malata di Alzheimer, in una RSA.

Mentre leggevo, pensavo a Lorenzo, mio suocero, 83 anni ed ammalato di Alzheimer.

In forma leggera, per carità. Ti parla, ti ascolta (quando ne ha voglia, ma la malattia non c'entra nulla), ti riconosce, ha problemi con la memoria a breve termine ma ricorda perfettamente il suo passato. 

E tuttavia è lì, apatico. Seduto sul divano. Non si muove, non guarda la tv, non fa nulla - se non stimolato. Esegue i suoi esercizi ogni giorno, con meticolosità, e poi gioca a domino - tutte cose che servono a tenere in esercizio la mente e a rallentare l'inevitabile.

Quando lo guardo, penso a te, papà. Hai avuto tutto sommato una vita fortunata: nonostante le malattie debilitanti, i ricoveri, i problemi cardiaci e respiratori, hai fatto la tua vita. Hai avuto una moglie, dei figli ed hai visto crescere i tuoi nipoti, tutto questo fumando e non disdegnando la tua razione quotidiana di vino e di grappa. Negli ultimi vent'anni, dopo il primo ricovero, hai accantonato definitivamente alcool e fumo - e forse questo ti ha consentito di tirare avanti alla meno peggio fino alla fine.

Ma sei sempre stato indipendente, tu. Non è mai stato necessario che qualcuno si occupasse di te, che ti dicesse quando devi mangiare, quando devi vestirti, quando devi uscire. Non ti ho mai visto piangere come un bambino perché te l'eri fatta addosso. 

Avresti voluto continuare a vivere, in quelle condizioni? Sei sempre stato attaccato alla vita con le unghie e con i denti, ma avresti voluto regredire ad uno stato infantile, avresti voluto affidarti e dipendere completamente da qualcun altro?

Non lo so. So una cosa, però: non possiamo scegliere, ma io spero di morire prima. 

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