23 aprile 2018

Artù


E così, alla fine, è arrivato anche il tuo momento.

Anche se ce lo aspettavamo, anche era preventivato, anche se è stata la cosa migliore, non pensavo davvero fosse possibile un dolore simile.

Ci sarà tempo per ricordarti, per ricordare tutta la tua storia. Non sarai dimenticato, piccolo Scatarrino. Ci saranno altri gatti, ma non sarai tu, così come tu non eri Ariel.

L'estate scorsa ho provato a portarti giù nel cortile di casa... Ariel era terrorizzata, l'unica volta che ci ho provato. Tu, invece, bè.... tu eri felice. Correvi come un matto da una parte all'altra, annusavi tutto, giocavi con tutto, mi costringevi a rincorrerti per acchiapparti e riportarti a casa.
Eri felice. Voglio ricordarti così.


Voglio ricordarti con questo faccino mentre ci guardi.
Voglio ricordarti con il tuo miagolio, quando ci seguivi al mattino per essere preso in braccio.
Voglio ricordarti quando mi abbracciavi e mettevi il tuo musino sulla mia spalla.
Voglio ricordarti quando strofinavi il tuo nasino contro il mio.

Addio, Artù, o Arturino, o Scatarrino.
Siamo stati assieme troppo poco tempo, ma il ricordo che ci hai lasciato è indelebile.
Fammi un favore: fai la pace con Ariel, adesso.
Non romperle troppo le scatole, giocate un pò assieme.
Ricordati che lei ha sempre voluto farti da mamma.
Lasciaglielo fare.

05 aprile 2018

Ariel



Ieri sera la mia piccola Ariel se ne è andata.
Così, all'improvviso. Senza nulla che lasciasse presagire il minimo problema.
Ha mangiato, è riuscita a scappare sul pianerottolo non appena si è aperta la porta di ingresso, come sempre, poi è andata a sdraiarsi sul letto come ha sempre fatto.

L'avevo anche accarezzata, era tranquilla.

Dopo cena ha cominciato a fare dei versi strani. Mia figlia mi ha chiamato, allarmata, perché aveva la lingua di fuori. Sono corso da lei, il tempo di sentirla esalare un ultimo rantolo, poi è rimasta immobile. Non sapevo cosa fare, ho provato a muoverla, a scuoterla, non sapevo come fare per rianimarla. Alla fine l'ho portata di corsa dal veterinario, ma non ha potuto fare altro che constatare l'accaduto.

Ariel, mia piccola Ariel.
Sai che ero contrario, non volevo un gatto in casa e sei arrivata quasi contro la mia volontà. In più, il giorno che sei arrivata, siamo rimasti soli in casa, io e te, perché il resto della famiglia è uscito.



Eri così piccola. Io cenavo, a tavola, tu vicino alle mie gambe che miagolavi perché volevi essere presa in braccio ma non riuscivi a saltarmi sulle ginocchia.


Ti ho presa in braccio io, ti sei accomodata sulle mie gambe ed hai cominciato a fare le fusa... è così che è iniziato l'amore tra di noi. Da allora tu hai sempre cercato  me. Hai sempre dormito sulle mie gambe, venivi da me quando avevi bisogno di coccole, di carezze. Ti grattavo sotto il mento e se smettevo ti giravi a guardarmi come per chiedermi il motivo.
La notte ti infilavi in mezzo alle mie gambe e dormivi lì, rendendo le mie notti piuttosto scomode perché non riuscivo a muovermi.

Da quando è arrivato il piccolo Artù sei diventata più dispettosa e più distaccata... non dormivi più la notte con me, ma al mattino mi cercavi sempre. E avevi quel modo di "impastare" sul mio stomaco e sul mio petto, così fastidioso a volte per via delle tue unghie ed allo stesso tempo così dolce che non me la sono mai sentita di interromperti. Lo hai fatto sempre, fino a ieri.

Non riesco ancora a farmi una ragione di quello che è successo. Fatico a trattenere le lacrime, forse è stupido piangere per un gatto, ma tu non eri solo un gatto, eri la mia Ariel.

Mi mancherai tanto, Ariel. Spero che tu adesso corra felice dietro tutti i colombi che guardavi dalla finestra e non hai mai potuto prendere. Addio, principessa.

Ascoltare

Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi.  Ma il corpo che ti ha portato attraver...