Tendi a dare per scontate le cose belle che ti succedono. Soprattutto se si protraggono per un lasso di tempo significativo, smetti quasi d’accorgerti che stanno capitando. Ti assuefai, potremmo dire. Questo fenomeno si chiama normalizzazione della cosa bella.
Poi, tutto d’un colpo, da un giorno all’altro la cosa bella cessa di accadere. Era lì fino a un minuto fa e adesso puf!, è scomparsa. Alle volte non succede proprio di colpo ma lentamente; però tu ormai sei talmente assuefatto che non te ne accorgi o te ne accorgi troppo tardi.
Noi esseri umani tendiamo a cadere in questo errore. Diamo per scontato. Ed è per tale ragione che da un po’ di tempo a questa parte, ogni mattina, quando mi lavo i denti con il mio spazzolino elettrico, enumero mentalmente le cose belle che ho, che mi stanno succedendo. Si può compiere tale operazione anche la sera, prima di addormentarsi al posto di recitare le preghiere. Questo errore noi esseri umani lo commettiamo spesso nei rapporti con gli altri esseri umani. In particolare in quelli amorosi, con gli amici e con i parenti.
Faccio un esempio.
Se tutto funziona a modo, prima di nascere da una mamma – incredibile ma vero – tu ci vivi dentro per diversi mesi. Una mamma è come una casa. Meglio, come una casa mobile, un camper che ti protegge, ti nutre, ti porta in giro, ti parla e ti fa ascoltare la musica.
Poi a un certo punto tu decidi che è venuto il momento di dare un’occhiata fuori, di abbandonare il tepore, la comodità, la protezione ed esci nel mondo. E chi c’è nel mondo ad accoglierti a braccia aperte? C’è quella mamma che non è più una mamma-camper ma una mamma-mamma, che continua a starti accanto, a nutrirti, a proteggerti, e poi ti porta a judo o a nuoto. Diventa, insomma, una presenza di quelle davvero preziose nella tua vita e, se tutto funziona come deve, a te piace molto avere una mamma e alla mamma piace molto avere te. Poi accade che il tempo passa e l’avere una mamma, che potremmo senz’altro annoverare tra le cose belle della vita, si normalizza e tu inizi a darlo per scontato. Non è che quando sei al bar ti viene da dire al barista: «Ehi, Franco, ma lo sai che io ho una mamma?», e lui sgrana gli occhi e ti risponde: «Ma va’! Pazzesco! Che roba, ragazzi, ascoltate tutti! Lo sapete che questo tizio ha una mamma?».
Io, a un certo punto della mia vita, ho cominciato a dare per scontata questa cosa di avere una mamma. Non mi sembrava più così preziosa. Mentre per lei io lo ero ancora. Non mi dava per scontato, di questo ne sono certo. Non so se esistano mamme che danno per scontati i propri figli.
In ogni caso, adesso mi rendo conto dell’errore e, come spesso accade, ci si accorge dei propri errori quando è troppo tardi.
Speriamo di avere imparato qualcosa.
(Guido Catalano, Amare male)