É inutile sperare di arrivare a capire qualcuno. Tutto quello che possiamo fare è averci a che fare.
31 marzo 2026
27 marzo 2026
Figli - 1
Ah, i figli.
Quanto sarebbe facile, senza di loro.
Uno potrebbe pensare solo a sé stesso, fronteggiare un problema con coraggio, all'occorrenza perfino con superficialità, chi se ne frega, tanto le conseguenze ricadono solo su di me.
Invece i figli amplificano i problemi, perché gli effetti si riversano per forza su di loro, allora attenzione, per carità, attenzione a non sbagliare.
Almeno si capisse che cosa accidenti vogliono, almeno si capisse da che parte è meglio andare.
Sono incomprensibili, i figli.
(M. De Giovanni)
25 marzo 2026
Leggeri
Gli affetti. Gli amici. Il lavoro.
Tutti scatoloni chiusi a metà, che credevo sarei riuscito a sistemare. Ma quando programmi un trasloco, non viene mai come te lo aspetti.
Sembra sempre più facile, più veloce. E invece finisce che le scatole non sono abbastanza. Scopri che le rampe di scale sono troppe, che il baule è troppo piccolo per contenere tutto e spostarlo in un unico giro.
Sarebbe meglio viaggiare senza il peso di quello che ci portiamo dietro e di quello che ci aspetta davanti.
Avere il coraggio di mettere in acqua la canoa e navigare leggeri.
Senza l'ansia di arrivare.
Senza bisogno di fare a gara.
Senza tappe da rispettare.
E con il mare in fondo, che ci aspetta tutti, in un modo o nell'altro.
24 marzo 2026
Scatoloni
A chiunque è capitato oppure capita, prima o poi, di fare un trasloco. La prima cosa da fare e allo stesso tempo la più importante e dispendiosa è impacchettare tutta la propria roba, riempire gli scatoloni.
Uno, due, cinque oppure cinquanta, dipende da noi, da chi siamo, da come siamo fatti. È impressionante pensare che la vita di una persona possa essere contenuta perfettamente in un numero definito di scatoloni.
Lo scatolone potrebbe essere l'unità dell'esistenza. Concreta, tangibile, non come gli anni, che non si capisce mai se contano quelli che hai, quelli che ti senti o quelli che dici di avere.
Quando arriverà la fine, ognuno potrà dire "Io ho vissuto 50 scatoloni", "Io solo 34", "Io sono arrivato ben a 72" e la vita sembrerà un enorme deposito, tipo un centro di smistamento di pacchi Amazon.
23 marzo 2026
Capire
Concentrarsi sempre sul futuro, sul giorno dopo, sulla sopravvivenza imminente è un bell'alibi per non pensare ad altro.
Poi, invece, ti fermi e tutti i tuoi pensieri, tutta la tua vita e i ricordi si riaffacciano. E magari ti accorgi che non è nemmeno una cosa così brutta, avere del tempo per respirare. Per capire.
20 marzo 2026
L'ultimo operaio
E' un libro che parla della morte progressiva, silenziosa e inesorabile della FIAT, più in dettaglio dello stabilimento Mirafiori di Torino.
Io me la ricordo la Fiat. E' stato il primo cliente che ho visitato, in assoluto, accompagnato da Renato. Avevo 18 anni.
Torino ERA la Fiat. Se lavoravi in campo informatico, a Torino, c'era la Fiat, c'era il Sanpaolo oppure la CRT in ambito bancario, oppure c'era il CSI Piemonte. Stop.
Mi ricordo Mirafiori, mi ricordo gli stabilimenti Gilardini, mi ricordo il palazzo Engineering, mi ricordo Comau, mi ricordo Iveco, mi ricordo il comprensorio Lancia. Quando ho iniziato a lavorare, praticamente 40 anni fa, Fiat era un mondo. Enorme, variegato, popolato. Dava lavoro a migliaia di lavoratori. A Mirafiori c'erano decine di porte di ingresso, presidiate dai sorveglianti Fiat (una delle categorie più spregevoli che ci fosse). Un viavai continuo di persone, operai, impiegati, fornitori, camion che entravano per caricare o scaricare merce.
La Fiat era viva. Negli anni '70 i dipendenti erano più di 150mila, di cui 60mila solo a Mirafiori. Persone che lavoravano, sfamavano le loro famiglie. Compravano case, mandavano i loro figli a scuola, si permettevano lussi.
Adesso ne restano poco più di 4000, in attesa dei prossimi pensionamenti o incentivi all'esodo.
E i ragazzi non trovano lavoro.
19 marzo 2026
17 marzo 2026
Trapasso
L'inesorabilità del tempo che passa è un trapasso talmente centellinato e costante da essere invisibile agli occhi.
Perché chi si vede ogni giorno non si accorge di invecchiare nello sguardo degli altri.
13 marzo 2026
19 minuti
Ho letto di recente la biografia di Enzo Iacchetti, personaggio ben più profondo di quanto possa sembrare guardandolo a Striscia la Notizia.
Si chiama "25 minuti di felicità"; Iacchetti racconta di essere rimasto colpito da un discorso di Piero Angela secondo cui la vita umana, paragonata alla storia dell'universo, non è che un "battito di ciglia" o poco più di "mezz'ora". Facendo un rapido calcolo (basato su una aspettativa di vita di 85 anni) l'autore, che ha compiuto 72 anni, racconta di come abbia vissuto 25 minuti dei 30 che, secondo Angela, abbiamo a disposizione.
Facendo lo stesso calcolo, adattato alla mia età, risulta che sono trascorsi più di 19 minuti.
Me ne restano poco più di 10.
Occhi
Mi sono fatto l'idea che gli occhi che ti fai da bambino sono quelli con cui guarderai il mondo per tutta la vita.
09 marzo 2026
Destra
Quando mio papà se ne andò, lo fece in fretta, nel giro di un paio di settimane.
E' sempre difficile essere preparati ad un addio, ma quando capita così in fretta è, è stato - almeno per me- come ritrovarsi improvvisamente senza una scarpa.
La destra.
Con una scarpa sola non posso più camminare come prima, zoppico e inciampo a ogni passo, mi ferisco con i vetri. Mi sembra di non potere andare più da nessuna parte. Non posso più trovare la mia strada. Ho dato per scontato che avrei avuto sempre due scarpe ai piedi, e invece capisco che niente è scontato, che niente è garantito, niente dura per sempre.
Siamo attaccati alla vita con un filo invisibile. Il più delle volte il filo resiste pressoché a tutto, ma è pur sempre un filo.
Si può spezzare da un momento all’altro.
06 marzo 2026
Non parliamo mai abbastanza
Il fatto è che non parliamo mai abbastanza con le persone che amiamo. Le cose che vorremmo dire, quelle davvero importanti, ti vengono in mente sempre quando le persone a cui vorresti dirle non ci sono più. E poi il senso di colpa che ti prende quando se ne vanno è come un terremoto che riverbera per anni e anni, e non finisce mai.
Se c’è un consiglio che oggi mi sento di dare a tutti è questo: parlate con vostro padre finché potete. Parlategli, fategli domande, litigateci, fatevi prendere per il culo senza essere permalosi. Raccontategli il vostro amore più bello, deridetelo sui suoi gusti musicali, ma non fategli mancare mai la vostra presenza.
Non aspettate che sia sdraiato su un freddo tavolo metallico con un lenzuolo sopra. Perché poi non vi risponderà.
02 marzo 2026
Paradiso
TURISTA PER SEMPRE, si chiama e promette il paradiso.
6000 euro al mese per 20 anni.
Forse non abbastanza per sentirsi davvero ricco, ma...
Abbastanza per abbandonare ansia e preoccupazioni.
Abbastanza per andare al mare.
Soldi buttati? Forse. Ho chiuso il 2024 in attivo di qualche decina di euro.... una volta vinco 5, una volta 10, una volta 50... una volta addirittura 200.
Ascoltare
Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi. Ma il corpo che ti ha portato attraver...
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Non mi diverto più. Per la prima volta, dopo 13 anni, non ho fatto la tessera di federazione. Niente gare per me, quest'anno. Credevo ch...
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La speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.
