30 dicembre 2020

'Fanculo 2020

 Siamo al 30 di dicembre. 

Ancora un piccolo sforzo e anche quest'anno ce lo siamo levati dai coglioni (cit.)

Un anno fa... pensavo esattamente le stesse cose. Il 2019 è stato davvero tragico e non vedevo l'ora che finisse... e poi, ecco Wuhan e le mascherine e i DPCM e lo smartworking e i ristori e il distanziamento sociale. 

Tutti a dire "speriamo che quest'anno di merda finisca" ma siamo davvero certi che nel 2021 le cose andranno meglio?

Boh, non lo so. Lo spero.






10 dicembre 2020

1982

no, non è il titolo di una serie TV.

Nel 1982 avevo 12 anni. Era l'anno di Avrai di Claudio Baglioni, di Franco Battiato, di Riccardo Fogli, di Viola Valentino e persino di Miguel Bosè e di Plastic Bertrand. Era l'anno de "Il tempo delle mele", di "Rambo", di "E.T." ma anche di Borotalco di Carlo Verdone (Anche se la musica si poteva ascoltare solo alla radio, ed i film al cinema).

Era anche l'anno dei Mondiali di calcio in Spagna. 

A 12 anni sapevo poco o nulla di calcio, alla TV si vedevano pochissime partite e non c'erano informazioni, trasmissioni, dibattiti, approfondimenti. Ero tifoso dell'Inter, certo, ma essere tifosi nel 1982 non ha nulla a che vedere con l'esserlo adesso. A malapena si conosceva la formazione titolare, c'erano Bordon, Bergomi, Baresi G., Ferri, Beccalossi, Oriali e Altobelli.

Ricordo che l'Italia giocava con Brasile e Argentina, ma non ci pensavo nemmeno a vedere le partite in TV (almeno quelle dei mondiali le trasmettevano). Nessun 12enne perdeva tempo dietro al calcio (se non nelle partite interminabili giocate nei cortili). 

Nel 1982, finita la scuola, assillavo mio papà affinché mi portasse al lavoro con lui.

Mio padre lavorava alla GBC, era un tecnico e riparava radio e TV. Andare con lui per me era qualcosa di magico. Già, perché mentre lui lavorava io giravo liberamente per la GBC. C'era il negozio, il magazzino nel piano inferiore, gli uffici dei tecnici. 

Ecco, il negozio. C'era questa parete enorme con tutti i televisori a colori allineati uno di fianco all'altro. Anche se stiamo parlando dei vecchi modelli a tubo catodico, lo spettacolo era affascinante.

Ero lì quel pomeriggio in cui si giocava Italia - Brasile.  E mentre giravo nel negozio, mi sono accorto che tutti i TV erano sintonizzati sulla partita. I commessi guardavano la partita, così come i clienti ed alcuni passanti che occhieggiavano dalle vetrine. 

Ricordo l'entusiasmo di alcuni, entusiasmo che non riuscivo a capire - ma alla fine mi fermai anche io a guardare.


C'era questo ragazzo (oddio, allora a 26 anni eri un uomo fatto e finito, altro che 'ragazzo') che fece impazzire tutti gli italiani e che fece piombare nella disperazione tutti i brasiliani. 
Con 3 reti sconfisse il Brasile, non un Brasile qualunque, forse uno dei più forti di tutti i tempi... Falcao, Junior, Cerezo, Socrates, Zico, Eder. 

Ero davanti agli schermi con tutti gli altri a guardare e ad esultare.

Ecco, Paolo Rossi per me è stato questo. Paolo Rossi per me rappresenta quel pomeriggio di estate dell'82, mentre guardavo una parete piena di schermi nel posto dove lavorava mio papà. 

Addio, Pablito. 


24 settembre 2020

Autunno


Sai cosa mi ricorda? Mi ricorda quando finivano le vacanze. Sai quando si andava a scuola, no? Finivano le vacanze e bisognava tornare a casa, eh. Questo, questa atmosfera mi ricorda quel momento lì


 

14 settembre 2020

This life came so close to never happening

Proseguiamo verso ovest... andiamo avanti fino a quando non troviamo una bella cittadina... quelle città nel deserto, lo sai perché sono nate? Perché la gente voleva andar via da qualche altro posto. Nel deserto si può ricominciare. Troviamo un bar e ci facciamo un bicchiere... Sono due anni che non bevo, ma berrò un bicchiere con te, un ultimo Whisky col mio ragazzo... lo beviamo piano, assaporiamo il malto, lo tratteniamo in bocca... e poi me ne andrò. E non dovrai mai scrivermi, né venire a trovarmi. Io credo nel regno dei cieli, e credo che rivedrò te e tua madre, ma non in questa vita. Troverai un lavoro da qualche parte, pagato sotto banco, un padrone che non fa domande, ti farai una nuova vita e non tornerai mai indietro. Monty tu piaci alla gente, è un dono che hai, trovi amicizie dovunque tu vada. Lavorerai sodo, non ti farai notare e terrai la bocca chiusa. troverai una nuova casa laggiù. Tu sei un newyorkese, questo non potrai cambiarlo mai, hai New York nelle vene. Passerai il resto della vita nel deserto ma resterai sempre un newyorkese. Ti mancheranno gli amici, ti mancherà il tuo cane, ma sei forte! hai la stoffa di tua madre, sei forte come lo era lei. Troverai le persone giuste e avrai dei nuovi documenti, una nuova patente. Dimenticherai la tua vecchia vita. Non puoi tornare, non puoi telefonare, non puoi scrivere, non dovrai mai guardarti indietro, ti farai una nuova vita e la vivrai, vivrai la tua vita come avrebbe dovuto essere… e forse, anche se è pericoloso, forse... dopo un paio di anni, manderai a chiamare Naturelle. Avrai dei bambini e li tirerai su come si deve, mi senti? li farai vivere bene, darai loro quello di cui hanno bisogno. avrai un figlio maschio, magari lo chiamerai James.. è un bel nome, un nome forte! E forse un giorno, tra tanti anni, dopo che io sarò morto e sepolto accanto alla tua cara mamma, riunirai tutta la tua famiglia e dirai loro la verità, chi sei e da dove sei venuto. Gli racconterai tutta la storia e poi gli chiederai se si rendono conto di quanto siano fortunati ad essere li… C'è mancato poco che non succedesse mai… C'è mancato poco che non succedesse mai.




31 agosto 2020

Fate i bravi.

Qualche anno fa Cesare Catà, professore del Liceo delle Scienze Umane Don Bosco di Fermo, nelle Marche, in vista delle vacanze estive ha impartito ai suoi studenti dei compiti per le vacanze veramente speciali. 

Ecco la lista completa di "compiti a casa" del professor Catà:

1. Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.

2. Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest'anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi

3. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l'estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete

4. Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete.

5. Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l'estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l'anima.

6. Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L'estate è una danza, ed è sciocco non farne parte.

7. Almeno una volta, andate a vedere l'alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati.

8. Fate molto sport.

9. Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l'estate sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme (se questa va male, tornate al punto 8).

10. Siate allegri come il sole, indomabili come il mare.

11. Non dite parolacce, e siate sempre educatissimi e gentili.

12. Guardate film dai dialoghi struggenti per migliorare la vostra competenza linguistica e la vostra capacità di sognare. Non lasciate che il film finisca con i titoli di coda. Rivivetelo mentre vivete la vostra estate.

13.Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell'estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.

14. Fate i bravi.

31 luglio 2020

Auguri, papà.

Anche se il tuo compleanno sarebbe stato il 29, o forse il 27, se vogliamo dar retta a quello che diceva nonna... 

Ne avresti compiuti 83. A volte mi viene da pensare "Meno male che te ne sei andato e ti sei risparmiato 'sta cazzo di pandemia", "Meno male che te ne sei andato e non devi sopportare i disagi del caldo/della ristrutturazione del bagno/ecc"

Poi ci penso meglio e dico meno male un cazzo. Quanto vorrei che fossi qui a sopportare tutti i disagi e le pandemie del mondo. E credo che saresti d'accordo con me.

Oggi ti ricordo con una immagine:



le tue sigarette, papà.

Quante ne hai fumate, quanto ti hanno fatto male.
Quanto facevano schifo, ogni tanto te ne rubavo una da ragazzino ma non riuscivo a fare più di due boccate.

Quanto vorrei fumarmene una adesso assieme a te.

14 luglio 2020

che cosa è successo?

In un film di qualche anno fa (Baaria) cinquant'anni di storia d'Italia e di Sicilia sono racchiusi nei pochi minuti della corsa di un bambino mandato a comprare le sigarette, nei pochi minuti che passano prima che uno sputo asciughi nella polvere sotto il sole siciliano.

Cinquant'anni. Cinquanta.



Apro gli occhi. Sono sdraiato, vedo un armadio bianco laccato e i raggi del sole che filtrano attraverso le tapparelle (credo che questo sia il mio primo vero ricordo cosciente).

Scendo dei gradini di pietra, vado all'asilo.

Una cucina, un angolo cottura. Tv Sorrisi e Canzoni appoggiato sopra il mobile.
Scatoloni, si parte, si cambia casa. Porto con me il mio bagaglio, la 'Dama' che mi hanno regalato.

Faccio l'esame per andare a scuola, in seconda elementare.
Vado a scuola da solo, è bello camminare nella mattina di primavera, mi fermo a guardare il giardino e mamma mi urla dal balcone di muovermi e di non perdere tempo.

Scuole medie. Tutto cambia, professori diversi, ci chiamano per cognome. Turbamenti ormonali che hanno inizio. L'emozione di prendere un tram da soli, con gli amici.

La vacanza è una sola, la casa in campagna dei nonni in Puglia. Giornate interminabili a giocare con i cugini, il sole che tramonta presto, vedere Daitarn 3 su TeleFoggia e poi andare a piedi a casa della vicina a prendere il latte.

1985, Ghostbusters al cinema, da solo. Uscire con gli amici (Gianni, Andrea, Cesare che non c'è più), prendere il 60 e fare le "vasche" in via Roma. Il bar Delfino, il biliardo, 5 gettoni con la bevuta, il juke box. E la nonna che se ne va, lasciando il primo vuoto che allora non riuscivo a capire. A 15 anni la morte non fa paura.

Primi struggimenti amorosi e un bacio rubato e lo stare vicini e sentire l'elettricità. Chissà dove sei adesso.

Il Somme, le sigarette fumate in corridoio. Max e Ciccio e Mimmo. Cris.
Esame di Maturità. Senza studiare, incoscienza ai massimi livelli. Non sono capace, ci provo il giorno prima ma con risultati scarsi. Eppure va bene lo stesso.
A settembre si lavora. Renato mi dice che mi assume solo perché conosce mio fratello, il colloquio non è che sia stato un granché. Lunedì 5 settembre, a fine mese il primo stipendio, 450mila lire.

La patente e il 128 di papà.

I giovedì con Saverio, Marco e Aldo alla Roar Roads. Birmania, un martini bianco liscio, senza ghiaccio. Serate passate a studiare la cartina della Francia e della Spagna.

Agosto 1989, Blanes. Due giorni di noia e poi Alicia, Ana, Yoli e Pili piazzano la tenda di fianco alla nostra. Da quel momento smetterò per sempre di essere single.
Febbraio 1992, compro la mia prima casa, quarto piano senza ascensore.
Agosto 1993, il mio matrimonio. 
Febbraio 1996, arriva Claudia e la mia vita assume un significato nuovo.

Viaggio in Sudamerica, per lavoro, e poi addio alla CCS (comprata da una multinazionale francese), approdo in O&I. Tanto non cambia nulla (se non il mio stipendio ed i benefit)

Mio papà entra in ospedale per una crisi respiratoria, e ci rimane per più di un mese. Il medico con cui parlo mi dice che soffre di una grave ipertensione polmonare e che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo. Ma lui non lo sa, e continua a vivere beatamente. Se non altro, lo spavento è tale per cui smette definitivamente di fumare.

Asilo. Claudia che quando l'accompagno all'asilo mi dice "adesso ti stringo forte forte così non vai via" ed il cuore perde un battito. 

Giugno 2001, arriva un'altra stella nella mia vita, Natalia. Mi ritrovo con due figlie anche se continuo ad essere uno 'sbarbato'.

Mio papà che per più di un mese resta dietro alla porta dell'asilo, perché non vuole che Natalia pianga. Scuole elementari, all'Allievo, e scuole medie alla Vivaldi. I miei genitori si fanno in 4 per accudire ed educare Claudia e Natalia, mentre anche Alicia lavora - anche se saltuariamente.

Nonno Giuseppe se ne va. 

Agosto 2004, Cassa integrazione, per pochi giorni, fortunatamente.

Arrivano Diego, Alice e poi Lorenzo. Rita un giorno dice che vuole separarsi, e Saverio la segue a ruota.

Nonna Angela raggiunge il nonno. Le mie radici oramai non ci sono più ed andare in campagna non sarà mai più la stessa cosa.

Calabria. Zeppole e peperoncino. Un idillio che comincia e che finisce, in entrambi i casi  non dipende dalla mia volontà. Il contraccolpo è forte.

Mia figlia compie 18 anni. Incredibile. Si diploma e si iscrive all'università. Una sera in cui è uscita con degli amici, vado a prenderla e mi viene incontro con un ragazzo alto di poche parole, che si presenta e poi se ne va. Io le chiedo qualcosa sul suo amico, lei mi guarda e dice "Papà, veramente è qualcosa di più di un amico".

Papà ha l'ennesimo problema respiratorio. Ambulanza e pronto soccorso. Dopo una settimana i medici ci dicono che non sarebbe uscito dall'ospedale. Altri pochi giorni, in cui cerchiamo a turni di stargli vicino. E' l'unica cosa che possiamo fare. Con lui se ne va un pezzo di me. 

Funerali. Successione. Dichiarazioni, documenti, contratti, volture. Mamma che si ritrova tutto ad un tratto da sola. "BENVENUTA NEL MIO MONDO", le urla sua sorella, vedova da 30 anni. Perché quando soffriamo ci troviamo sempre davanti qualcuno che, invece di confortarci, cerca di fare a gara a chi soffre di più?

Il coronavirus, il lockdown, le mascherine, lo smart working, il distanziamento sociale. Negli ultimi mesi abbiamo imparato il significato di tutti questi termini.

Claudia sta per laurearsi in Psicologia Clinica, ed è andata a vivere con il suo ragazzo alto. 
  
Giugno 2020, compio 50 anni. Lo sputo si è asciugato.
Cinquanta anni, eppure mi sembrano passati solo pochi minuti.

24 giugno 2020

Falle

E' passato un anno dalla morte di mio padre, un anno in cui ogni volta che qualcosa va bene c’è sempre il retrogusto di non poterla condividere, in cui ogni tanto penso “questa gliela racconto” seguito dalla fredda lama del “ah no”. Sono cose che chiunque abbia subito un lutto sa bene. Il dolore si attenua, si va avanti, ma ogni tanto affiora qualche mostro marino e trascorri un pomeriggio a tappare le falle nello scafo.

18 giugno 2020

Match

La vita è un match di pugilato contro la sfiga, e si tiene al buio.

Io non ce la faccio

E' passato un anno, papà, e ancora non me ne faccio una ragione.
Tu non eri così, tu ti adattavi, accettavi lo scorrere della vita. Io non ce la faccio.


Una ragazza che conosco una volta mi disse "Non passa giorno che io non pensi a mio padre". Adesso capisco cosa significa.

15 maggio 2020

Dignità

Un uomo deve avere dignità, allora può anche piangere, anzi deve farlo, ma solo quando è l'unica cosa che gli resta da fare, altrimenti le lacrime annebbiano la vista e fanno perdere la lucidità. (L. Licalzi - Non so)

08 aprile 2020

La nostra vita è cambiata

ero indeciso se intitolare questo post 'Il male del secolo'.
E non sto parlando del tumore, ovviamente.

Intorno alla fine di dicembre del 2019 i media hanno iniziato a raccontare di una città cinese nella quale è comparso per la prima volta un virus fino ad allora sconosciuto: COVID-19, chiamato anche Coronavirus.

Tutti guardavamo con (scarso) interesse le notizie che parlavano di contagi, di decessi per problemi respiratori, di infezioni virali derivanti da bizzarre abitudini alimentari. Ci siamo abituati a vedere immagini di cinesi con la mascherina, ma era tutto così lontano...

Poi i toni hanno cominciato ad essere più allarmistici e le immagini dei TG hanno cominciato a parlare di isolamento, di città blindata prima e di provincia blindata poi. 
E noi guardavamo ancora con scarso interesse, in fondo il problema era loro... mangiano i topi e i pipistrelli, di cosa vogliamo stupirci? Noi abbiamo la dieta mediterranea, figurati se dobbiamo preoccuparci.

Ed ecco arrivare il paziente 1. Un 38enne che ha cominciato ad accusare difficoltà respiratorie è risultato positivo al virus (azz, quindi non attacca solo chi mangia i topi?).
E come l'ha contratto? andando a cena con un amico, qualche settimana prima, recentemente tornato dalla Cina. Siamo quasi a fine febbraio e cominciamo tutti a seguire con un pò di interesse il tema, ad usare sempre di più termini come 'tampone', 'asintomatico', 'respiratore'

Infine, inizio marzo. Il contagio si allarga a macchia d'olio. Gli ospedali sono allo stremo, come anche medici ed infermieri. Il governo italiano dichiara un lockdown totale. Non si può più uscire di casa, tranne che per situazioni di comprovata necessità. Chi è fortunato (come me) continua a lavorare da casa. Chi non è altrettanto fortunato, rimane a casa comunque, in attesa degli ammortizzatori sociali previsti.
Le scuole chiudono, e i ragazzi fanno lezione via skype.
I negozi chiudono, le aziende chiudono, i dispositivi sanitari indispensabili (mascherine protettive, alcol, disinfettante, guanti) diventano introvabili, ma non solo quelli... anche pasta, farina, lievito. Siamo un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio. Il fatto che si fermi il calcio è il vero indice della gravità del problema. Quando si ferma anche il gioco d'azzardo di ogni genere (sale scommesse ma anche il lotto) qualcuno comincia a preoccuparsi davvero.

Ma solo qualcuno. In fondo, dicevo, siamo un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio e di cantanti.

La gente muore ed iniziano i flashmob alla finestra. Iniziativa che all'inizio può anche risultare simpatica, ma siamo italiani. Cominciano a circolare scalette con le canzoni da cantare ad ogni appuntamento. I più organizzati mettono direttamente la musica a palla, musica di ogni tipo ma soprattutto disco e reggaeton. E c'è chi si lamenta che "uffa, io abito in un quartiere di cadaveri, da me non fanno niente".

Poi i flashmob finiscono, ma la gente continua a morire. i giorni passano, passano anche le settimane e la situazione non migliora. E si sta sempre chiusi a casa.

La gente muore, ma "non ce la faccio più a stare in casa". Siamo italiani. Ecco che una marea di gente si improvvisa runner. Anziani che escono ogni ora per comprare ora mezzo litro di latte, ora una pagnottina, ora un pacco di pasta. Ragazzi che escono come se nulla fosse, uomini fermi vicino agli alimentari pakistani\bangladesh, che vendono birra ad ogni ora. Avere un cane è diventata improvvisamente una fortuna, poveri animali abituati per tutta la vita a pisciare ad orari fissi ed ora si ritrovano accompagnati fuori di giorno e di notte.

Sono passate 7 settimane. I negozi continuano ad essere chiusi, così come le scuole: saltano praticamente anche tutti gli esami (quello di 3a media è cancellato, quello di maturità trasformato in un videocolloquio).
Ma noi siamo italiani. Il problema più grande appare il non poter uscire durante le festività di Pasqua. Eccheccavolo, con questo tempo così bello... ma possibile che si debba stare chiusi in casa?

E io penso a Lino, il barbiere, che non c'è più, me l'hanno detto ieri. Penso alla mamma di Piero ed alla mamma di Rossella, che se ne sono andate. Penso alla signora del secondo piano, che hanno portato via con l'ambulanza un mese fa e della quale non abbiamo più saputo nulla.

Penso che la nostra vita è cambiata radicalmente e ci vorrà parecchio prima che si torni a vivere come prima.

C'è chi dice che ne usciremo profondamente cambiati.

Io ne dubito. Penso che in fondo, resteremo sempre un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio, cantanti ma soprattutto di buffoni.

19 marzo 2020

19 marzo


Tanti auguri, papà. Oggi non ti telefonerò per farteli di persona. E gli ultimi avvenimenti mi impediscono anche di venirti a salutare al cimitero, di guardare la tua foto, sapendo bene che tu non sei più lì ma in qualche modo ci sei ancora.
Stiamo sperimentando un sacco di prime volte... abbiamo passato la prima estate, il primo autunno, il primo inverno, il primo Natale senza di te.
Questa è la prima festa del papà che passo, senza mio papà.
Ti voglio bene.

18 marzo 2020

Andiamo con ordine

In questo periodo travagliato per le nostre vite ci sarebbero da scrivere un sacco di cose ed io mi accorgo che sono un pò indietro...

Quindi andiamo con ordine:

Claudia.

Mia figlia è andata a vivere con il fidanzato, un mese fa.
Per carità, ha 24 anni, io alla sua età ero già sposato... comprendo benissimo l'esigenza di vivere da sola, di farsi una vita, di costruire qualcosa e soprattutto di essere indipendente ed allontanarsi da mamma e papà che continuano ad assillare con orari, comportamenti, regole.

Sono d'accordo con lei.

E sono contento per lei.
Perchè fino a pochi mesi fa non sembrava possibile, in fondo lei non lavora e studia ancora ed il suo fidanzato ha cominciato a lavorare da poco.

Adesso invece è possibile, è reale.

E questo vuol dire una cosa sola: sto invecchiando.


E' difficile restare arrabbiati


Ho sempre saputo che ti passa davanti agli occhi tutta la vita nell'istante prima di morire. Prima di tutto, quell'istante non è affatto un istante: si allunga, per sempre, come un oceano di tempo.
Per me, fu... lo starmene sdraiato al campeggio dei boy scout a guardare le stelle cadenti;
le foglie gialle, degli aceri che fiancheggiavano la nostra strada;
le mani di mia nonna, e come la sua pelle sembrava di carta.
E la prima volta che da mio cugino Tony vidi la sua nuovissima Firebird.
E Janie, e Janie... e Carolyn.

Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa. Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola, vita.

Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro, ma non preoccupatevi: un giorno l'avrete.

(Lester Burnham - American Beauty)

11 febbraio 2020

Alla fine il giorno è arrivato



Così, quando meno me lo aspettavo.
Ho ricominciato a gareggiare, anche se in modo molto blando... per la prima volta, mi sono iscritto al campionato provinciale di categoria.
Sabato 1 febbraio era in programma la terza tappa, presso il mio circolo.
Le prime due erano andate così così... Il presidente, prima della gara, mi dice "Pino, a seconda di come va oggi valutiamo se vale la pena iscriversi anche alle prossime tappe".

Pronti, via. Il primo avversario lo conosco, è tosto, credo che quest'anno possa salire di categoria.
Ma io sono stranamente calmo.
Due a zero secco, 60-48 e 60-44. Match mai in discussione. I birilli cadevano e per una volta anche la fortuna non mi ha voltato le spalle.

Arbitro, gioco subito? si.

Semifinale, contro un avversario che ha vinto in modo a dir poco rocambolesco.
Ed io continuo ad essere calmo.
Di nuovo due a zero, 60-9 la prima (letteralmente distrutto) e poi 60-52 la seconda, dopo un 'rilassamento' da parte mia che è durato più del dovuto, facendomi quasi rischiare la partita.

Ma è andata. Sono in finale. Non è la prima volta, e tutte le altre volte è andata male, Già, non ho mai vinto un girone. Al provinciale, in gara, mai in una competizione ufficiale. In più il 'peso' di essere l'unico giocatore del circolo ancora in gara. Tutti gli altri hanno perso. Nessuno, in questa settimana di gara, ha vinto il girone eliminatorio.

Aspetto che il mio avversario venga fuori dall'altra semifinale, ancora in corso. Una mezzora di pausa. Va bene, mi consente di staccare un attimo e di respirare, ma non così a lungo da perdere la concentrazione, o almeno spero.

Ci siamo, finale di girone. Non conosco il mio avversario. Stretta di mano, acchito, lo perdo.
L'avversario gioca con biglia bianca. E gioca bene. Io sono sempre calmo, però un pò stanco, sembra che un pò di lucidità sia andata. Prima partita: 43-60, mai in discussione. Lui ha giocato meglio, io ho sbagliato alcune scelte.
Con la coda dell'occhio intravedo, aldilà della vetrata, tutto il circolo che guarda la mia partita.

Seconda partita, inizia molto tattica e siamo pari per qualche minuto, poi succede l'impensabile. In altre occasioni simili mi sono lasciato sopraffare dagli errori; stavolta no.
Allungo. Un paio di tiri e di rimanenze fortunose, ma dire che il merito è tutto lì sarebbe troppo riduttivo. Finisce 60-34. Siamo in parità e ci accingiamo ad iniziare il terzo e decisivo match.

Non vedo più la gente che mi guarda, non mi accorgo che molti sono entrati e guardano la partita a pochi metri di distanza. Mi sento freddo. Implacabile. Le scelte sono quelle giuste. I birilli non si limitano a cadere, volano letteralmente. Finale 60-12.

Tutto il circolo esulta e mi fa i complimenti. Incredibile, sono il portabandiera del Kursal.


Mi avvicino al direttore di gara che mi fa firmare una ricevuta e poi mi consegna il premio partita. Poca cosa, per carità, ma è un premio dolcissimo.
Tutti continuano a farmi i complimenti e mi prendono anche simpaticamente in giro, ma non ha importanza. Un amico, tanto tempo fa, mi ha detto "ti basta un singolo evento, qualcosa che ti sblocchi". Chissà.


07 febbraio 2020

Cinque sono le cose

Cinque sono le cose che un uomo rimpiange quando sta per morire. E non sono mai quelle che consideriamo importanti durante la vita. Non saranno i viaggi confinati nelle vetrine delle agenzie che rimpiangeremo, e neanche una macchina nuova, una donna o un uomo da sogno o uno stipendio migliore. No, al momento della morte tutto diventa finalmente reale. E cinque le cose che rimpiangeremo, le uniche reali di una vita.

La prima sarà non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni ma prigionieri delle aspettative degli altri. Cadrà la maschera di pelle con la quale ci siamo resi amabili, o abbiamo creduto di farlo. Ed era la maschera creata dalla moda, dalle nostre false attese, per curare magari il risentimento di ferite mai affrontate. La maschera di chi si accontenta di essere amabile. Non amato.

Il secondo rimpianto sarà aver lavorato troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non è mai arrivato perché non esisteva se non nella nostra testa, trascurando legami e relazioni.Vorremmo chiedere scusa a tutti, ma non c’è più tempo.

Per terzo rimpiangeremo di non aver trovato il coraggio di dire la verità. Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza ”ti amo” a chi avevamo accanto, ”sono fiero di te” ai figli, ”scusa” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione.
Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi.

Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perché era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando a oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anziché a ciò che era importante.
E come abbiamo fatto a sopportare quella solitudine in vita? L’abbiamo tollerata perché era centellinata, come un veleno che abitua a sopportare dosi letali.
E abbiamo soffocato il dolore con piccolissimi e dolcissimi surrogati, incapaci anche di fare solo una telefonata e chiedere come stai.

Per ultimo rimpiangeremo di non essere stati più felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e attorno, ma ci siamo lasciati schiacciare dall'abitudine, dall'accidia, dall'egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati.
Invece di scoprire nel mondo quello che il bambino vede nelle mappe della sua infanzia: tesori. Quello che l'adolescente scorge nell'addensarsi del suo corpo: promesse. Quello che il giovane spera nell'affermarsi della sua vita: amori.

(Alessandro D'Avenia - Ciò che inferno non è)

Ascoltare

Invecchiare non è gentile. Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi.  Ma il corpo che ti ha portato attraver...