E non sto parlando del tumore, ovviamente.
Intorno alla fine di dicembre del 2019 i media hanno iniziato a raccontare di una città cinese nella quale è comparso per la prima volta un virus fino ad allora sconosciuto: COVID-19, chiamato anche Coronavirus.
Tutti guardavamo con (scarso) interesse le notizie che parlavano di contagi, di decessi per problemi respiratori, di infezioni virali derivanti da bizzarre abitudini alimentari. Ci siamo abituati a vedere immagini di cinesi con la mascherina, ma era tutto così lontano...
Poi i toni hanno cominciato ad essere più allarmistici e le immagini dei TG hanno cominciato a parlare di isolamento, di città blindata prima e di provincia blindata poi.
E noi guardavamo ancora con scarso interesse, in fondo il problema era loro... mangiano i topi e i pipistrelli, di cosa vogliamo stupirci? Noi abbiamo la dieta mediterranea, figurati se dobbiamo preoccuparci.
Ed ecco arrivare il paziente 1. Un 38enne che ha cominciato ad accusare difficoltà respiratorie è risultato positivo al virus (azz, quindi non attacca solo chi mangia i topi?).
E come l'ha contratto? andando a cena con un amico, qualche settimana prima, recentemente tornato dalla Cina. Siamo quasi a fine febbraio e cominciamo tutti a seguire con un pò di interesse il tema, ad usare sempre di più termini come 'tampone', 'asintomatico', 'respiratore'
Infine, inizio marzo. Il contagio si allarga a macchia d'olio. Gli ospedali sono allo stremo, come anche medici ed infermieri. Il governo italiano dichiara un lockdown totale. Non si può più uscire di casa, tranne che per situazioni di comprovata necessità. Chi è fortunato (come me) continua a lavorare da casa. Chi non è altrettanto fortunato, rimane a casa comunque, in attesa degli ammortizzatori sociali previsti.
Le scuole chiudono, e i ragazzi fanno lezione via skype.
I negozi chiudono, le aziende chiudono, i dispositivi sanitari indispensabili (mascherine protettive, alcol, disinfettante, guanti) diventano introvabili, ma non solo quelli... anche pasta, farina, lievito. Siamo un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio. Il fatto che si fermi il calcio è il vero indice della gravità del problema. Quando si ferma anche il gioco d'azzardo di ogni genere (sale scommesse ma anche il lotto) qualcuno comincia a preoccuparsi davvero.
Ma solo qualcuno. In fondo, dicevo, siamo un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio e di cantanti.
La gente muore ed iniziano i flashmob alla finestra. Iniziativa che all'inizio può anche risultare simpatica, ma siamo italiani. Cominciano a circolare scalette con le canzoni da cantare ad ogni appuntamento. I più organizzati mettono direttamente la musica a palla, musica di ogni tipo ma soprattutto disco e reggaeton. E c'è chi si lamenta che "uffa, io abito in un quartiere di cadaveri, da me non fanno niente".
Poi i flashmob finiscono, ma la gente continua a morire. i giorni passano, passano anche le settimane e la situazione non migliora. E si sta sempre chiusi a casa.
La gente muore, ma "non ce la faccio più a stare in casa". Siamo italiani. Ecco che una marea di gente si improvvisa runner. Anziani che escono ogni ora per comprare ora mezzo litro di latte, ora una pagnottina, ora un pacco di pasta. Ragazzi che escono come se nulla fosse, uomini fermi vicino agli alimentari pakistani\bangladesh, che vendono birra ad ogni ora. Avere un cane è diventata improvvisamente una fortuna, poveri animali abituati per tutta la vita a pisciare ad orari fissi ed ora si ritrovano accompagnati fuori di giorno e di notte.
Sono passate 7 settimane. I negozi continuano ad essere chiusi, così come le scuole: saltano praticamente anche tutti gli esami (quello di 3a media è cancellato, quello di maturità trasformato in un videocolloquio).
Ma noi siamo italiani. Il problema più grande appare il non poter uscire durante le festività di Pasqua. Eccheccavolo, con questo tempo così bello... ma possibile che si debba stare chiusi in casa?
E io penso a Lino, il barbiere, che non c'è più, me l'hanno detto ieri. Penso alla mamma di Piero ed alla mamma di Rossella, che se ne sono andate. Penso alla signora del secondo piano, che hanno portato via con l'ambulanza un mese fa e della quale non abbiamo più saputo nulla.
Penso che la nostra vita è cambiata radicalmente e ci vorrà parecchio prima che si torni a vivere come prima.
C'è chi dice che ne usciremo profondamente cambiati.
Io ne dubito. Penso che in fondo, resteremo sempre un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio, cantanti ma soprattutto di buffoni.
Infine, inizio marzo. Il contagio si allarga a macchia d'olio. Gli ospedali sono allo stremo, come anche medici ed infermieri. Il governo italiano dichiara un lockdown totale. Non si può più uscire di casa, tranne che per situazioni di comprovata necessità. Chi è fortunato (come me) continua a lavorare da casa. Chi non è altrettanto fortunato, rimane a casa comunque, in attesa degli ammortizzatori sociali previsti.
Le scuole chiudono, e i ragazzi fanno lezione via skype.
I negozi chiudono, le aziende chiudono, i dispositivi sanitari indispensabili (mascherine protettive, alcol, disinfettante, guanti) diventano introvabili, ma non solo quelli... anche pasta, farina, lievito. Siamo un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio. Il fatto che si fermi il calcio è il vero indice della gravità del problema. Quando si ferma anche il gioco d'azzardo di ogni genere (sale scommesse ma anche il lotto) qualcuno comincia a preoccuparsi davvero.
Ma solo qualcuno. In fondo, dicevo, siamo un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio e di cantanti.
La gente muore ed iniziano i flashmob alla finestra. Iniziativa che all'inizio può anche risultare simpatica, ma siamo italiani. Cominciano a circolare scalette con le canzoni da cantare ad ogni appuntamento. I più organizzati mettono direttamente la musica a palla, musica di ogni tipo ma soprattutto disco e reggaeton. E c'è chi si lamenta che "uffa, io abito in un quartiere di cadaveri, da me non fanno niente".
Poi i flashmob finiscono, ma la gente continua a morire. i giorni passano, passano anche le settimane e la situazione non migliora. E si sta sempre chiusi a casa.
La gente muore, ma "non ce la faccio più a stare in casa". Siamo italiani. Ecco che una marea di gente si improvvisa runner. Anziani che escono ogni ora per comprare ora mezzo litro di latte, ora una pagnottina, ora un pacco di pasta. Ragazzi che escono come se nulla fosse, uomini fermi vicino agli alimentari pakistani\bangladesh, che vendono birra ad ogni ora. Avere un cane è diventata improvvisamente una fortuna, poveri animali abituati per tutta la vita a pisciare ad orari fissi ed ora si ritrovano accompagnati fuori di giorno e di notte.
Sono passate 7 settimane. I negozi continuano ad essere chiusi, così come le scuole: saltano praticamente anche tutti gli esami (quello di 3a media è cancellato, quello di maturità trasformato in un videocolloquio).
Ma noi siamo italiani. Il problema più grande appare il non poter uscire durante le festività di Pasqua. Eccheccavolo, con questo tempo così bello... ma possibile che si debba stare chiusi in casa?
E io penso a Lino, il barbiere, che non c'è più, me l'hanno detto ieri. Penso alla mamma di Piero ed alla mamma di Rossella, che se ne sono andate. Penso alla signora del secondo piano, che hanno portato via con l'ambulanza un mese fa e della quale non abbiamo più saputo nulla.
Penso che la nostra vita è cambiata radicalmente e ci vorrà parecchio prima che si torni a vivere come prima.
C'è chi dice che ne usciremo profondamente cambiati.
Io ne dubito. Penso che in fondo, resteremo sempre un popolo di santi, navigatori, cuochi, allenatori di calcio, cantanti ma soprattutto di buffoni.
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