18 agosto 2016

Sud

Sono nato a Torino, ma da genitori meridionali.

La mia infanzia e la mia adolescenza sono stati segnati da un lungo conto alla rovescia, fino alle prossime vacanze in cui saremmo andati al Sud, a trovare i nonni, e gli zii, e i cugini (la famiglia è tanta).

Poi, quella estate dell'89, in cui decisi di seguire mio fratello e due amici per la mia prima vacanza da solo, in Spagna. La prima e l'ultima, direi, visto che quell'estate sono stato folgorato, tipo sulla via di Damasco, ed ho continuato ad andare in Spagna, si, ma per stare con la mia ragazza e la sua famiglia, che col tempo sono diventati poi mia moglie ed i miei suoceri.

Anni ed anni in paesini sperduti nel Sud (un caso?) della Spagna, ed allora ero persino convinto che mi piacesse (certo, i miei sensi erano alquanto obnubilati).

Col passare del tempo si sono verificate due cose:
1) le mie facoltà sensoriali e intellettive si sono liberate in modo lento, ma progressivo dall'ottundimento che le attanagliava (non lo so di preciso che vuol dire)
2) mi sono reso conto di essere un uomo di Sud. 

Negli anni sono tornato, al Sud, e non solo al mio paese (che sarebbe il paese dei miei genitori, ma è innegabile, lo sento come MIO), ma anche in altre zone. Sono stato in Sicilia, in Basilicata, in Calabria. E ovunque mi sono sentito a casa. Ovunque andassi, vedevo colori, sentivo odori, avvertivo il calore del sole in un modo del tutto diverso da qualsiasi altra parte del mondo,

E dire che, essendo nato e cresciuto in una città come Torino, ci sono tante cose (tra tutte, la tipica indolenza meridionale) che dovrebbero quasi darmi fastidio. La mia testa dovrebbe lavorare e ragionare ad una velocità del tutto diversa.

La mia testa, forse. Ma il mio cuore no.

Tempo fa dicevo che il mio sogno era di andare a vivere al mare. 
Non ho cambiato sogno, tutt'altro... l'ho semplicemente arricchito. Mi piacerebbe, un giorno, svegliarmi tutte le mattine con il rumore della risacca. Ma non di un mare qualunque.


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