16 novembre 2023

Rischi

“Be', il rischio c'è. Del resto, se non rischi. Tu non hai mai rischiato?”.

“Una volta; una volta ho messo 2 fisso a Inter-Cagliari”.

Giovanni ed Aldo, una delle loro battute più famose. Che però esprime un concetto profondo e tutt'altro che banale. 

Una delle frasi che mi sono appuntato, proprio perchè mi fa pensare, è questa:

 "La maturità professionale non è solo saper raggiungere gli obiettivi e avere successo. È anche saper riconoscere quando è il momento di andarsene da situazioni che minacciano i tuoi valori, il rispetto di te stesso e la tua serenità.
Restare in una situazione di questo tipo è come essere un albero piantato nel deserto: non puoi crescere e prosperare in un ambiente che non è adatto a te.
Un albero sano cresce in un ambiente fertile, con acqua e luce solare a sufficienza. Quando un albero viene piantato in un deserto, non ha le risorse necessarie per sopravvivere. Allo stesso modo, un professionista non può prosperare in un ambiente lavorativo tossico o in un lavoro che non gli permette di crescere.
Se ti trovi in una situazione di questo tipo, non avere paura di andartene. È un segno di forza e di maturità, non di debolezza."

Bello, giusto, vero, sacrosanto. Ma con un difetto di fondo abbastanza evidente: e se non te lo puoi permettere?

Ora, so di essere scontato e magari anche ripetitivo (ma va?), ma proviamo ad analizzare la mia situazione personale: lavoro da 35 anni ormai e il mio lavoro non mi piace più. E non da adesso, eh. Da anni. Non ho più stimoli, non ho più voglia, ho perso la passione. Fino a 2 anni fa l'esperienza e le conoscenze dell'ambiente accumulate, nel posto dove lavoravo dal 2004, mi consentivano di andare avanti con il pilota automatico (anche grazie al lavoro di Daniela e Bruno, va detto).

Poi quella porta si è chiusa e da allora sto soffrendo da matti. Oltre alla mancanza di stimoli, di voglia e di passione ho anche parecchia insicurezza. Insomma, come dice il filosofo di cui sopra, sarebbe il momento di andarmene da una situazione che minaccia il rispetto di me, la mia serenità e la mia sanità mentale.

Eppure. Andarmene, ok ma dove? ho 53 anni suonati. Alla mia età cambiare non è più così scontato  e poi, cambiare azienda per fare le stesse cose non risolverebbe i miei problemi. E quindi cambiare cosa? Tipo di lavoro? Città? Paese? E nel frattempo, chi paga il mutuo? 

Insomma, è più coraggioso chi abbandona tutto per fare un salto nel buio o chi deve rassegnarsi a continuare, ingoiando veleno e calpestando i propri sentimenti pur di tirare avanti?


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