Passerà questo tempo in cui ti senti ancora forte, pur nella tua fragilità, e in cui sai di poter provvedere a bisogni, rispondere a quesiti, esaudire desideri, e passerà non tanto perché tu in futuro non ne sarai più in grado, ma perché la richiesta della tua presenza sbiadirà, prima piano e poi sempre più velocemente, un giorno dopo l'altro, evaporando come l'alcol del vino quando ci sfumi il risotto.
Ecco che cos'è essere genitori, è questa specie di continua ma necessaria nostalgia di ciò che non sarà più, condita dalla curiosità ma anche dall'angoscia di ciò che non è ancora.
E allora ti aggrappi a un'immagine piccola e un po' ingenua, e pensi che il vino nel risotto evapora sì, ma nel riso lascia il gusto, e alla fine è tutto ciò in cui puoi sperare: che scoprano la loro via, la loro strada, che corrano più o meno lontano da te trovando la loro direzione, ma che in ciò che diventeranno rimanga un po' il gusto del tempo passato insieme, dei cartoni visti e dei sughi preparati e di tutti i baci e le carezze che hai dato loro mentre dormivano e di cui non sapranno mai niente, ma tu invece sì.
Passerà tutto, e tutto ti mancherà, ma conterà che accanto a loro avrai fatto il meglio che hai potuto, che sarai stato lì.
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