Cercando di ritrovare un pò di leggerezza e di smettere di autoflagellarmi, la testa va a 13 anni fa. L'Inter di Mourinho si appresta ad affrontare il todopoderoso Barcellona di Guardiola.
13 anni dopo, l'Inter di Simone Inzaghi si appresta ad affrontare il Manchester City di Guardiola. Certo, stavolta si tratterà della finale di Champions League, giunta (per l'Inter) in modo rocambolesco, fortunato ma soprattutto inaspettato. Nel 2010 era la semifinale, raggiunta in modo sicuramente meno rocambolesco, certamente più meritato. Era l'Inter del Triplete (lo sarebbe diventata a breve), oltre a JM in panchina c'erano in campo Julio Cesar, Samuel, Lucio, Zanetti, Maicon, Stankovic, Figo, Schneider, Pandev, Eto'o, Milito. Mi vengono i brividi a pensarci.
E mi vengono i brividi anche a pensare alla squadra che avevamo di fronte: Valdes, Dani Alves, Puyol, Piqué, Maxwell, Xavi, Busquets, Keita, Messi, Ibrahimovic, Pedro. Una squadra di marziani, letteralmente, che si era ulteriormente rinforzata anche grazie agli (ex)interisti Maxwell e Ibrahimovic.
I campioni in carica. Una squadra schiacciasassi, che con Guardiola aveva vinto tutto e giocando bene. Per quanto l'Inter fosse forte era nettamente sfavorita. Già, perché mentre nei quarti di finale mentre il Barça trionfava con l'Arsenal, con una roboante vittoria per 4 a 1 con 4 gol di Messi, definito a piacere "Nuovo Messia" o "Dio", l'Inter passava a fatica vincendo 0-1 a Mosca, in una partita tutto sommato sonnecchiosa.
Non ci sarebbe stata partita, dicevano. Il resto è storia.
Ed eccoci qui, 13 anni dopo. l'Inter completamente diversa e lontanissima parente di quella di Mourinho. Un'Inter additata, derisa e ridicolizzata, perchè in campionato ha accumulato un distacco abissale dal Napoli, vincitore dello scudetto con 5 giornate di anticipo. Un'Inter che ha inanellato 11 sconfitte in campionato.
Onana, Dimarco, Bastoni, Acerbi, Darmian, Dumfries, Barella, Çalhanoğlu, Mkhitaryan, Džeko, Lautaro Martínez. Obiettivamente, non me ne vogliano, non c'è paragone.
Eppure 13 anni dopo siamo ancora qui. Con ottime probabilità di finire tra le prime 4 in campionato. In finale di coppa Italia. In finale di Champions.
Ecco, come allora l'Inter è nettamente sfavorita. Dicono che sia arrivata in finale solo grazie ad un sorteggio ultrabenevolo, che l'ha vista affrontare Porto, Benfica e Milan negli scontri diretti. E, mentre l'Inter aveva ragione di un Milan decisamente patetico, vincendo 0-2 all'andata e 1-0 al ritorno, il Manchester City ha demolito in Real Madrid, netto favorito per la vittoria finale, pareggiando in Spagna e vincendo 4 a 0 in casa.
Eccoli i parallelismi. Come allora, c'è chi scommette sul numero di gol che l'Inter prenderà. Come allora c'è chi confronta gioco e risultati. Nel City c'è Grealish che da solo è costato come tutta la formazione nerazzurra. C'è Haaland, un autentico animale, che al suo primo anno sta frantumando tutti i record e segna gol a grappoli. Tra gli inglesi c'è chi esulta. L'unico che non esulta è Guardiola, memore di quanto successe allora, che ha dichiarato che "una squadra italiana in finale non è il massimo". E dentro di lui sa che non è una squadra italiana qualunque.
Insomma, il 10 giugno saremo lì a giocarcela, da sfavoriti, come allora. Chissà che non si ripeta la storia.

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