Basta, getto la spugna.
Sembrava che qualcosa cambiasse, nonostante le difficoltà e gli atteggiamenti che non saprei definire (ostili? infantili?) del mio responsabile.
E invece.
Sono in sede, mi contatta e dice se possiamo parlare. Finalmente, penso, e rispondo 'quando vuoi'.
Mi chiama e mi dice che la situazione aziendale è critica e che, in poche parole, lavorerò con lui solo per metà del mio tempo. L'altro 50% sarò in 'bench' (letteralmente significa 'panchina', il significato è abbastanza chiaro). A partire da aprile.
Che è una decisione obbligata, che a lui spiace, che è una mossa cautelativa. Ah, che con quello che costo io all'azienda ci si pagano due risorse più inesperte.
Io ho risposto col sorriso, dicendo che capivo, va bene, vedremo. Che dovevo dire? Mi arrendo.
Basta. Da aprile farò quello che posso, senza preoccuparmene più di tanto. Pensavo di aver raggiunto qualche risultato, evidentemente non è così. Oppure non è abbastanza. Guarda, non ci fosse lo spettro della cassa integrazione me ne sbatterei altamente e mi fare una risata. O forse no, non ne sono capace.
E comunque, io ci avrò anche messo del mio. Non lo metto in dubbio. Ma non vi perdonerò mai. Mai. Per avermi fatto perdere la fiducia in me stesso. Stessa situazione del 2004, solo che allora avevo 34 anni. Adesso le alternative son ridotte al lumicino. Maledetti.
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