Oggi su La stampa c'era un articolo che parlava dei famigerati anni di piombo, il periodo in cui l'Italia - ma soprattutto Torino - ha vissuto la minaccia del terrorismo e della lotta armata. L'articolo ha richiamato la mia attenzione proprio perché io sono nato nel 1970 - anche se non è semplice parlare di quel periodo perché i miei ricordi, per quanto di prima mano, sono necessariamente quelli di un bambino.
"Era una Torino irreale, quella ai tempi del terrorismo, tra la fine degli Anni 70 e i primi 80. Sirene continue, auto blindate che schivavano il traffico saltando i semafori, posti di blocco, luoghi presidiati. Quasi ogni settimana agguati, ferimenti, attentati, morti ammazzati, azioni dimostrative. Un nemico subdolo da fronteggiare, che poteva colpire chiunque e ovunque: forze dell’ordine, giudici, dirigenti industriali, giornalisti, avvocati, capisquadra, agenti di custodia. C’era paura a uscire, ad avvicinarsi a caserme, tribunali, fabbriche, sindacati, uffici comunali o regionali, sedi dei quotidiani"
E sticazzi? All'epoca del sequestro Moro io non avevo neanche 8 anni. Andavo a scuola, nel quartiere di periferia dove ho vissuto dall'età di 5 anni. Andavo in chiesa, al catechismo. E scendevo in cortile, a giocare a pallone con tutti gli atri bambini. Stop. Non mi avvicinavo a caserme, tribunali, uffici. Ero un bambino.
Ricordo un giorno di maggio, ero a catechismo e mia mamma venne a prendermi (strano, perché sono sempre andato da solo). Aveva una gran fretta di tornare a casa, mia mamma, quasi mi trascinava, dicendo "corri, fai in fretta". C'erano un sacco di poliziotti e carabinieri, per strada, ma io non ci facevo nemmeno caso... ero un bambino. Ricordo poco o nulla degli anni '70 e quel poco che ricordo è luce, sole, felicità, Goldrake, giocare, i compagni di scuola, gli amici, il gelato che costava 50 lire, le vacanze estive in campagna dai nonni. Di certo non ricordo nulla che avesse a che vedere con il piombo.
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