19 ottobre 2022

Nelle mie corde

Chissà da dove arriva questa espressione. Il significato è che si tratta di un compito, lavoro, una attività che rientra nel campo delle tue conoscenze e quindi ti senti di affrontare. 

Ho trovato in rete una spiegazione: sembra che derivi dal latino "est in meus cordis" ossia "sta nel mio cuore" nel senso di cosa conosciuta o amata (ricordiamoci che nell'antichità si pensava che il centro dell'intelletto fosse il cuore) volgarizzato in "è nelle mie corde".

Io pensavo invece che fosse di derivazione musicale, immagino un musicista che suona chessò il pianoforte, la chitarra, un qualunque strumento a corde - e riferendosi ad un brano dice "è nelle mie corde", cioè me la sento di suonarlo, posso farcela.

Bè, alla fine poco importa, il significato non cambia.

Quando ho iniziato questo nuovo lavoro, a giugno, ho chiesto al mio ex-responsabile un parere, gli ho chiesto semplicemente: "secondo te, è nelle mie corde?" e lui mi ha risposto di si.

Non ne sono più così sicuro, e non si tratta di una questione di autostima o di sindrome dell'impostore, o almeno non solo. Non ho problemi a pensare di dover gestire un progetto, scadenze, tempi, documentazione. Il mio vero problema è dover gestire le persone.

Facile fare il team leader, quando il team si compone di gente come Bruno, Daniela o Roberta - i miei ex-colleghi a cui non avevo neanche bisogno di dire le cose che già le stavano facendo. 

Adesso parlo, e non mi ascoltano. Chiedo, e non mi rispondono. "Devi cominciare ad essere più direttivo", mi hanno detto. Già, ma come? E poi c'è l'altra questione, quella di gestire le situazioni critiche, quella che se ne va, quello che non vuole lavorare lì. Decidere io? no, non ci siamo. Questo davvero non è nelle mie corde.

Insomma, la mia risposta standard a chi mi chiede "come va?" è sempre stata "potrebbe andar peggio". Anche questa certezza mi sta abbandonando, un pò alla volta.


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