Ci sono momenti in cui mio padre mi manca molto di più. Mi manca SEMPRE, ma in questi momenti in misura ancora maggiore, se possibile.
Momenti come questo, in cui vedo che la mia vita lavorativa è un po' allo sbando, in cui mi sento abbandonato, in cui non mi sento in grado di uscirne fuori.
Penso a mio papà e a quanto mi piacerebbe ricevere un consiglio e una carezza da lui.
Penso questo ed allo stesso tempo mi accorgo che è un pensiero assurdo, che sto idealizzando troppo la figura di mio padre. Non era un tipo da consigli o da carezze lui, no. Non per cattiveria, eh, ma per una questione di carattere.
Carattere. Nel 1983 mio papà è rimasto senza lavoro. La azienda per cui lavorava, già in cattive acque, è fallita per la morte improvvisa del titolare. Nel 1983 mio papà aveva 46 anni. Ricordo poco di quel periodo, avevo 13 anni, le preoccupazioni non mi toccavano. E dal punto di vista economico, non ho avvertito alcuna differenza. Certo, erano gli anni '80, la vita era diversa. Avevamo meno esigenze. Ma mangiavamo lo stesso, e mangiavamo tutti i giorni, questo me lo ricordo bene.
E nel frattempo mio padre andava in giro, durante la giornata. Andava a trovare ex-colleghi, fornitori, conoscenti, cercava un lavoro. Senza trovarlo.
Dopo quasi 9 mesi si decise ad avviare una attività in proprio, che continuò per 10 anni, fino al giorno in cui andò in pensione. Ma non devono essere stati mesi facili. Mesi in cui mamma doveva comunque fare la spesa. In cui bisognava fare benzina. In cui servivano i libri per la scuola.
Chissà se dormivi la notte, papà, se rimanevi sveglio a guardare il soffitto cercando di trovare una soluzione. Secondo me si, non hai mai perso la serenità, era uno dei tuoi pregi. Ti ci vedo, a pensare che prima o poi si trova una soluzione, basta stare tranquilli. Che oramai si è in ballo e bisogna ballare.
Ecco, forse è questo il consiglio che mi daresti. Per la carezza, ti aspetterò nei miei sogni.
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