23 maggio 2016

Vivere al mare

Ho appena finito di leggere il post di una blogger di Anzio, che parla di quanto sbagliato sia il luogo comune "ah che bello vivere al mare".
Parla di difficoltà, di disagi se studi o se lavori e sei costretto a fare il pendolare, dei mesi estivi che diventano insopportabili a causa dell'invasione dei turisti.

Posso essere d'accordo quasi su tutto (meno che sul mare d'inverno, quello no, non me lo toccate, grazie). Ma credo che si riesca ad apprezzare veramente qualcosa solo quando non la si può avere.
Tu sei nata al mare, sei nata con il rumore del vento nelle orecchie, con l'odore dei pini marittimi nelle narici, e non ti rendi nemmeno conto. Non ti rendi conto, credimi.

Non me la spiego del tutto, questa passione. Non sono un nuotatore, non impazzisco per le barche, non mi piace nemmeno la pesca. Ma il mare, chissà perchè, fa sempre capolino nei miei sogni. La spiaggia, verso il tramonto, deserta a parte il vento, con le ombre che si allungano e le onde che pigramente si spengono sulla sabbia ormai fredda.

Sogno spesso che prima o poi lo farò, il grande passo. Le figlie oramai sono cresciute, stanno per intraprendere la loro strada. E io ci spero, sempre.
Di svegliarmi, un giorno, aprire la finestra e sentire il rumore della risacca.


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